Mentre l’#italia intera è distratta dalle vicende giudiziarie della Capitale, di Virginia Raggi, del Movimento 5 Stelle, imprenditori e politici continuano il loro gioco di presunte tangenti e corruzioni. Azioni deplorevoli che ricadono sulle spalle degli italiani.

Caso Alfano Jr

Tutto inizia da una telefonata con cui Raffaele Pizza, uomo vicino all’attuale ministro degli Esteri Angelino #alfano, si vantava di aver facilitato l’assunzione di Alessandro Alfano (fratello) a Postecom con un lauto stipendio. Grazie ai rapporti con l'ex ad di Poste Massimo Sarmi, Pizza (arrestato) riesce nel “favore” di far assumere il fratello minore del ministro con uno stipendio di 160mila euro l’anno, nonostante il suo curriculum non proprio idoneo corredato da alcune “lacune” sulle sue effettive competenze necessarie per ricoprire il ruolo.

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In più, come ricostruito dal Fatto Quotidiano, risulta che il già alto stipendio sia stato ulteriormente portato a 200mila euro solo due mesi prima che si sapesse dello scandalo.

Da questo punto è partito il nucleo valutario delle Fiamme Gialle guidato dal generale Giuseppe Bottillo. L'ipotesi, infatti, è che l'assunzione del fratello del ministro Alfano abbia causato un danno erariale alle casse dello Stato. Tuttavia un recente decreto dalle tempistiche sospette, il numero 175 del 2016, potrebbe vanificare l'intero fascicolo della Corte dei Conti aperto appositamente lo scorso autunno per verificare, appunto, se l'accusa di danno sia possibile dato che al momento della denuncia Postecom è controllata proprio da Poste, società a partecipazione pubblica, ossia soldi del Popolo Italiano.

Anche l’intera indagine della Guardia di Finanza rischia di decadere di fronte al decreto ad hoc dello scorso anno, che regolamenta "la materia di società a partecipazione pubblica".

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La nuova norma sancisce che le Società a partecipazione pubblica come Poste diventino "società quotate". Un decreto di sei righe e tutto svanisce, come nei periodo d'oro dell'era Berlusconi. E il popolino affamato e terremotato, che muore di precariato e vive nelle tende continua a pagare.

Caso Romeo, Lotti, Consip

Alfredo Romeo è un imprenditore immobiliare napoletano che ha come consigliere l' ex deputato di AN, Italo Bocchino. Romeo è attualmente al centro di un’inchiesta della Procura di Napoli su un presunto giro di tangenti. Recentemente i magistrati affermano di aver ritrovato i “pizzini” dove Romeo indicava, solo con le iniziali, i destinatari delle tangenti. Contestualmente le intercettazioni delle telefonate tra Romeo e Bocchino fanno emergere le modalità con le quali gestivano alcune importanti gare di appalto in tutta Italia. Romeo è già indagato per #corruzione nella vicenda Consip nella quale risulta indagato anche il ministro dello sport Luca Lotti, fedelissimo di Renzi, di rivelazione di segreto e favoreggiamento di imprese vicine al manager Romeo.

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L’indagine è stata aperta su una gara del valore di 2,7 miliardi bandita da Consip e suddivisa in vari lotti, i più corposi vinti poi dall’imprenditore partenopeo che avrebbe corrotto con delle tangenti il dirigente di Consip Marco Gasparri, iscritto anche lui nel registro. Marco Lillo del Fatto Quotidiano rivela che Bocchino e Romeo nelle intercettazioni parlavano dell’acquisizione di giornali per entrare nelle grazie di personaggi politici e che Romeo avrebbe anche voluto rilevare alcune quote dell’Unità per accaparrarsi i favori dei vertici del PD. Bocchino smentisce, l’Unità smentisce, ma le telefonate e i pizzini ricostruiti dagli uomini della polizia giudiziaria indicano nei dettagli come venivano gestiti gli affari tra gli indagati.