Il quotidiano britannico The Guardian rende nota la notizia sul cyberspionaggio da parte dell'Est Europa, sostenendo che la Farnesina sia stata vittima di alcuni esperti del settore informatico nella primavera del 2016, quando Paolo Gentiloni era ministro degli Esteri. Nel mirino ci sarebbero state le e-mail del personale, dal quale scovare possibili indiscrezioni, ed i dati sensibili non sarebbero stati perciò compromessi.

La Farnesina bersaglio dei russi, le fonti italiane asseriscono il movente: l'interesse era volto alle Ambasciate

La scorsa primavera, il sistema informatico del Ministero degli Esteri sarebbe stato profanato da alcuni hacker russi.

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Le fonti italiane che hanno analizzato personalmente il dossier, ne confermerebbero il reato e lo stampo etnico, dichiarando che lo scopo degli hacker fosse quello di infrangere e snidare i dati degli incontri tra Ambasciate ed esponenti stranieri, mirando tecnicamente alle e-mail dei dipendenti del Palazzo. L'allora ministro in carica, Paolo Gentiloni, afferma di non aver mai utilizzato il suo indirizzo di posta elettronica, per una questione di privacy, nonchè per sottrarsi ad episodi come questo.

La Procura di Roma apre un fascicolo contro ignoti, nel frattempo Putin non perde tempo per muovere contro le accuse

Il Centro nazionale anticrimine della Polizia postale (Cnaipic) ha avviato l'indagine sull'operazione di cyberspionaggio, facendone emergere l'origine dell'hackeraggio, confermando la teoria delle fonti italiane che avrebbero analizzato il dossier riguardante l'accaduto: gli hacker provengono dall'Est Europa.

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Il Presidente della Federazione Russa, #Vladimir Putin, asserisce che sia di suo personale interesse, venire a conoscenza delle prove e delle accuse mosse contro la #russia, ricordando che nel suo Paese, gli hacker sono considerati fuorilegge. Il Presidente dichiara inoltre, di prestare tutta la sua attenzione verso l'accaduto e qualora le prove confermassero effettivamente il reato, sarebbe felicemente disposto a collaborare con l'#italia e a prendere provvedimenti verso i colpevoli, suoi connazionali.