Se voleva passare alla storia come il presidente che ha stravolto la storia democratica delle relazioni tra la presidenza Usa e i media, azzerando persino elementari doveri come padrone di casa alla White House, ci sta riuscendo. Dopo aver dichiarato guerra alla stampa, da lui ritenuta in gran parte bugiarda, disonesta, scorretta e ostile, Trump aggiunge subito un nuovo episodio alle aperte ostilità: non parteciperà alla cena con i corrispondenti, come era consuetudine alla #casa bianca.

Trump, un 'bando' anti giornalisti: alla Casa Bianca non sono graditi

Di fatto c'è un 'bando' anti #giornalisti, non codificato, ma reale.

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L'altro giorno, una giornata ad altissima tensione, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti e per la prima volta nella storia delle relazioni dei presidenti americani con i giornalisti, i corrispondenti di testate 'nemiche' quali Cnn, New York Times, Los Angeles Times, Buzzfedd, non sono stati fatti entrare 'a palazzo'. C'è stato un briefing informale a telecamere spente con il portavoce del presidente; anche questa una tradizione della residenza. Ma Sean Spicer, il portavoce di #Donald Trump, ha sbarrato la strada ad alcuni giornalisti.

Il presidente, mai domo, va avanti e rilancia lasciando intendere che le ostilità non sono che all'inizio. Usa il Twitter presidenziale per inviare in 140 caratteri un annuncio perentorio e tagliente: "Non parteciperò alla cena dell'associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, quest'anno.

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State bene e buona serata a tutti".

Augurando sarcasticamente una buona serata a tutti, Trump ha annunciato una decisione senza precedenti. Non è mai accaduto che un presidente abbia disertato la cena con i corrispondenti accreditati. Le ostilità ingaggiate da Trump con alcune delle più autorevoli testate giornalistiche americane, sono ormai quotidiani attacchi che minano i fondamenti della democrazia americana.

Gli 007 arruolati da Trump contro i media per neutralizzare il 'Russia gate'

La tensione con la stampa è diventata altissima perché altissima è la posta in gioco: l'amministrazione Trump ha mobilitato funzionari dell'intelligence e politici del congresso per cercare di neutralizzare le notizie su presunti rapporti durante la campagna elettorale tra lo staff presidenziale e Mosca; sospetti che hanno indotto l'Fbi e il Congresso ad avviare un'indagine ancora in corso, come rivelato dal Washington Post.

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I funzionari incaricati da Trump, hanno fatto telefonate ai giornali tra cui lo stesso Washington Post, per cercare di sminuire le notizie su contatti con il Cremlino prima delle elezioni presidenziali. Tutto questo dopo che era fallito il maldestro tentativo di convincere i funzionari dell'Fbi a parlare con i media per dire che le storie sui contatti Mosca-Trump sono false.

Trump vs giornalisti, guerra senza esclusione di colpi

Ma Trump va avanti a colpi di tweet. "I media non hanno scritto che il debito nazionale nel mio primo mese è sceso di 12 miliardi di dollari contro un aumento di 200 nel primo mese di Obama, ha twittato ma senza fornire prove.

E in un altro ha incitato chi l'ha votato a fare una grande protesta, "sarebbe la più grande di tutte", ha scritto.

Compatta la reazione di condanna della stampa. Jeff Mason, presidente dell'associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, ha annunciato una dura protesta per l'esclusione dei giornalisti dal briefing alla Casa Bianca; la Cnn ha parlato di ritorsioni a seguito di notizie scomode che continuerà a dare. Il New York Times in un editoriale parla di "inequivocabile insulto agli ideali democratici" dal momento che "nessun presidente di qualsiasi partito ha mai escluso una testata accreditata da un briefing alla Casa Bianca, durante il Watergate, la vicenda Iran contra, l'affaire Monika Lewinsky o qualsiasi dei numerosi scandali o crisi". E Dean Baquet, direttore esecutivo del New York Times: "Nulla del genere è mai successo alla Casa Bianca nella nostra lunga storia della copertura di più amministrazioni di partiti diversi".