E' un braccio di ferro quello tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il giudice federale James Robart che ha infatti bloccato il decreto di Donald Trump. Saranno dunque ancora liberi gli ingressi dagli stati: Libia, Iran, Siria, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen. L'ordine esecutivo del presidente Trump è stato di fatto fermato.

Il giudice federale di Seattle James Robart ha quindi revocato il decreto. Per Trump "la decisione è ridicola e verrà ribaltata". La corte d'appello federale ha a sua volta respinto il ricorso urgente presentato dal dipartimento di giustizia americano per vedere ripristinato il decreto di Trump.

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Gli stati di Washington e Minnesota erano stati i primi a insorgere contro il provvedimento del presidente. Nel suo lussuoso resort di Mar-a-Lago, Trump ha espresso l'opinione che è una questione essenziale di legalità per un paese decidere chi debba entrare e uscire per ragioni di sicurezza.

Per Trump certe persone portano la morte e la distruzione. Si annuncia pertanto una battaglia legale che arriverà fino alla corte suprema. Il procuratore generale dello stato di Washington Bob Ferguson ha dichiarato che "nessuno è sopra la legge, nemmeno il presidente". La querelle passa per il riconoscimento della costituzionalità del decreto di Trump. Per la Casa Bianca il decreto è appropriato e legittimo. In ogni caso avrebbe aggirato il decreto la doppia cittadinanza e i visti diplomatici. Già uno scontro molto aspro con la ministra della giustizia Sally Yates aveva provocato il licenziamento di questa, dopo che si era rifiutata di difendere il decreto sull'#immigrazione in tribunale.

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Al suo posto è stata nominata Dana Boente. Per la Yates il decreto è incostituzionale e non è giusto. Per Trump fare dei controlli accurati sull'immigrazione è necessario, proprio per sventare ogni pericolo. La linea dura sull'immigrazione voluta da Trump sta dunque producendo i primi scontri. Il muro ai confini del Mexico proposto dall'amministrazione Trump e a carico del Mexico, sarà l'icona di questa guerra al clandestino.