Una nuova lezione di democrazia arriva questa volta dalla Romania. Sabato sera, il primo ministro romeno Sorin Grindeanu, al potere dal 4 gennaio di quest’anno, annunciò il ritiro di un decreto sulla corruzione. Migliaia di cittadini erano scesi in piazza per protestare contro una decisione che considerano eccessiva e inadeguata. Ma secondo l’analista Robert Schwartz, i romeni vogliono di più. Non si accontentano con poco.

Animate proteste

Grindeanu spiegò in tv che avrebbe derogato il decreto che di fatto de-penalizzava alcuni delitti di #corruzione amministrazione, e che ha già beneficiato molti politici. Il premier confidava che la sua decisione avrebbe placato gli animi, ma la domenica le proteste hanno proseguito, sempre con più forza.

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La posizione del governo

Dopo il ritiro del decreto che voleva depenalizzare ricatti e conflitti di interesse, i cittadini vogliono i responsabili dell’idea. E hanno chiesto le dimissioni del governo appena eletto. L’esecutivo del Partito Socialdemocratico (PSD) ha detto che non presenterà le dimissioni. "Non mi dimetto. Abbiamo vinto le elezioni con milioni di voti”, ha detto il premier alla catena televisiva Antena3. Il partito ha vinto le elezioni con il 45 per cento dei voti. L’unico che corre il rischio di essere sostituito è il ministro della Giustizia, Florin Iordache.

Manifestazione storiche

“Questo governo ha voluto rendere legali il furto e la corruzione. È chiaramente una mostra di quello che potrà succedere nei prossimi quattro anni”, ha spiegato una delle manifestanti a Budapest, Alexandra Nor. Dalla caduta del regime dittatoriale di Nicolae Ceaucescu nel 1989 non c’erano manifestazioni simili in Romania.

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I media locali calcolano che circa un milione di persone hanno protestato contro il governo.

Le persone hanno cominciato a manifestare contro il decreto e ora chiedono le dimissioni del governo. “Qualsiasi cosa succeda – ha aggiunto Nor – devono sapere che siamo vigili e non ci lasceremo ingannare”.

I sospetti sull’esecutivo

La sessione del governo per derogare il decreto ha provocato molti sospetti. Poche ore prima, il leader socialdemocratico, Liviu Dragnea, aveva escluso qualsiasi concessione. Lui sarebbe stato il primo beneficiato del cambiamento del codice penale perché è accusato di abuso di funzioni pubbliche ed è stato condannato a due anni di carcere per manipolazione elettorale. La Procura romena ha circa 2000 dossier di corruzione nella pubblica amministrazione.

La maturità politica dei romeni

Secondo Schwartz, “la società civile romena, tra l’altro, ha raggiunto la maturità questo inverno. La sua ribellione pacifica, persistente e chiara contro la corruzione e il despotismo merita rispetto.

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Non si lasciano più convincere da poche briciole o promesse vuote. Nonostante, ancora non hanno vinto la lotta contro un malato sistema politico. Le proteste a livello nazionale sono comunque un segno inequivoco che i politici sono sotto osservazione. In Romania i partiti politici devono abituarsi al gatto che, anche dopo una chiara vittoria elettorale, non possono superare le leggi”. #Unione Europea