Negli ultimi due anni, #flixbus, società tedesca fondata nel 2011, ha trasportato più di 3 milioni di passeggeri italiani. I prezzi competitivi, la puntualità e la modernità del servizio hanno garantito alla start-up tedesca un largo bacino di utenti, tuttora in espansione. A frenare l'entusiasmo della società e dei passeggeri, ci ha pensato il decreto #milleproroghe (approvato al Senato il 16 febbraio), che, con un tecnicismo, taglia fuori Flixbus dalle imprese a cui, in Italia, è concesso il trasporto di passeggeri nelle tratte interregionali. Oggi, dopo giorni di polemiche, il relatore del decreto Milleproroghe alla Camera, Andrea Mazziotti, ha dichiarato che la revoca dell'emendamento avverrà in tempi brevi.

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Camera, passa l'odg a favore delle compagnie di bus low cost

L'aula di Montecitorio ha oggi approvato alcuni ordini del giorno che riguardano le norme anti-Flixbus, e che incoraggiano la possibilità di "consentire a questo servizio di poter esistere e competere con gli altri, senza subire danni", come dichiarato da Daniele Capezzone, deputato di Direzione Italia, che ha poi aggiunto: "Ora (essendo stati ammessi, oltre al nostro, anche altri due odg convergenti, a prime firme dei colleghi Mazziotti e Boccadutri), la strada per risolvere il problema e garantire la vita di Flixbus è aperta". La strada è aperta, ma il decreto Milleproroghe oggi non era suscettibile di modifiche, ragion per cui la norma "sarà abrogata al primo provvedimento utile", come annunciato da Mazziotti, relatore del decreto Milleproroghe alla Camera e deputato di Civili e Innovatori, che ha manifestato soddisfazione per la vittoria ottenuta oggi a Montecitorio: "In questi giorni si è parlato molto della protesta dei tassisti e meno della norma anti Flixbus che voleva cancellare il diritto di tanti consumatori a viaggiare su autobus #low cost.

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Ho chiesto al governo di cancellare questa norma e il governo ci ha dato ragione".

Polemiche e indignazione per l'emendamento anti-Flixbus

Negli scorsi giorni, in seguito all'approvazione dell'emendamento anti-Flixbus (peraltro aggiunto all'ultimo momento al decreto Milleproroghe), le polemiche sono state numerose, mosse non soltanto dagli utenti affezionati al servizio, ma anche dalla stessa direzione di Flixbus Italia. L'amministratore delegato Andrea Incondi, infatti, aveva dichiarato: "Un blitz in piena regola. Un atto gravissimo che, caso unico in Europa, prova a cambiare in corsa le regole del gioco”. Il tentativo di sabotare le condizioni di libero mercato in cui si muove la start-up tedesca, infatti, è unicamente made in Italy. Incondi, a tal riguardo, ha ricordato che Flixbus "opera allo stesso modo in 20 Paesi europei. Solo l’Italia, da oggi, contesta le nostre dinamiche”. E ha fatto anche di più, ipotizzando che il motivo di questo tentato soffocamento imprenditoriale risieda, in realtà, in un conflitto di interessi.

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Incondi punta il dito contro il presidente dell'Anav (Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori), Giuseppe Vinella, che ha recentemente manifestato il proprio appoggio alle norme anti-Flixbus, sostenendo che "Governo e Parlamento hanno manifestato la giusta sensibilità rispetto a un tema così importante, con garanzia di una più ampia qualità, efficacia e sicurezza del trasporto con autobus mediante mandatari certi e visibili”. L'amministratore delegato di Flixbus ha sottolineato come Vinella, oltre che il presidente dell'Anav, sia anche il proprietario di ben due aziende di trasporto, la Sita e la Marozzi, ed ha poi concluso con una constatazione che può forse ben riassumere questi giorni di polemica contro compagnie come Uber o Flixbus: "Da quando è subentrata la concorrenza, non si accetta che ad avere la meglio sia chi riesce ad offrire un servizio migliore e più economico. Ecco tutto”.