Cosa sta succedendo tra #Stati Uniti e il #messico? L’arrivo di Donald Trump alla presidenza americana, sarà devastante per il Paese azteca? In un programma speciale di Efecto Naím, l’analista di fama internazionale Moisés Naím interroga l’ex presidente messicano, Felipe Calderón, sugli effetti che avrà l’amministrazione Trump nel Paese vicino.

Le polemiche di Felipe Calderón

Calderón, chi è stato capo di Stato in Messico dal 2006 al 2012, è conosciuto per il ruolo protagonista nella lotta contro il narcotraffico. Inoltre, è un noto osservatore di quello che nel Paese e nella regione, ed è un personaggio controverso per la posizione mantenuta contro i personaggi controversi nella regione.

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La strategia de Trump

Come si può interpretare quello che farà il presidente #Donald Trump rispetto al Messico? Molto ha detto il magnate americano su quello che avrebbe fatto una volta arrivato alla Casa Bianca. Ha detto molte cose: alcune sono cambiate, altre sono rimaste. Secondo Calderón, bisogna credere tutto quello che dice Trump: “Lui in qualche modo è schiavo della sua lingua. È il tipico compagno di scuola grande e scemo, che picchia a chi ha affianco (specialmente ai più piccoli, ndc). Quelli con cui crede che può litigare. Ma perché non lo fa con la Cina, con la Russia o con l’Europa?”.

Il fenomeno (falso) dell’immigrazione

Sulle misure contro l’immigrazione messicana, Felipe Calderón ricorda che dall’anno 2010, l’immigrazione netta di lavoratori messicano negli Stati Uniti è scesa a zero e adesso è negativa.

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“Cioè – ha spiegato l’ex presidente – che ritornano più lavoratori messicani di quelli che se ne vanno negli Stati Uniti. Per buone e cattivi ragioni. In parte, per la recessione, per la politica di Obama – che è stata molto dura deportando immigrati - ma anche perché in Messico siamo cresciuti e ora abbiamo più opportunità”. In questo senso, “il Muro è qualcosa di simbolico. Non fermerà l’immigrazione. La verità è che si trasformato in un mantra di campagna che ha fatto diventare Trump delirante su questo tema”.

Gli effetti economici

In quanto all’aspetto economico, la tensione con Stati Uniti può provocare effetti negativi per il Messico, ma nulla di drammatico. “Ricordo quando sono cadute le esportazioni per la crisi economica negli Stati Uniti tra il 2008 e il 2009, è stato un crollo tremendo. Messico soffrì una recessione del 4,5 per cento. Non credo che succeda ora nella stessa dimensione ma sarà l’effetto atteso”, ha detto Calderón.

La strategia messicana

Secondo l’ex presidente, “questo si può compensare con la propria svalutazione che abbiamo avuto della nostra moneta e con una minore quantità di esportazioni.

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Per un Paese come il Messico, che esporta dagli Stati Uniti circa un miliardo al giorno, la verità è che credo che lo possiamo equilibrare”.

Il Messico non deve restare zitto: “Quando hanno bloccato le esportazioni messicane, abbiamo deciso di applicare una strategia per colpire 90 prodotti chiavi associati a congressisti di Stati Uniti, come per esempio il formaggio Philadelphia, le mele di Washington, il pistacchio della California… e sono stati gli stessi congressisti a chiedere di togliere quelle sanzioni. Oggi per esempio, se Messico invece di comprare quei 10 milioni di tonnellate di mais giallo ai produttori del Kansas lo facesse al Brasile o all’Argentina, vedrete che saranno gli stessi americani a difenderci”.