La striscia di Gaza ha un nuovo leader in seguito alle elezioni avviate ad inizio febbraio per il rinnovo della direzione politica e della shura, cioè l’organo di raccordo tra il braccio politico e quello militare. I risultati sono stati ufficializzati il 13 febbraio. La tornata elettorale si è svolta in gran segreto: sono stati coinvolti anche i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Hanno partecipato al voto gli aderenti ad #Hamas in Cisgiordania e all’estero. Iscritto nella Black List statunitense come uno dei più pericolosi terroristi internazionali, Yahya Sinouar ha scontato più di vent’anni, dei suoi 55, nelle galere israeliane.

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Forse è questo il motivo per cui il suo più immediato obiettivo sarebbe quello di liberare i suoi compagni ancora prigionieri.

Cattivo presagio o svolta inaspettata?

Una notizia importante, di quelle che potrebbe annunciare cattivi presagi per la pace mai raggiunta tra Israele e palestinesi. Ma chi è questo guerrigliero islamico diventato capo politico? Il suo curriculum ha inizio con una operazione segreta finalizzata a smascherare ed eliminare i palestinesi collaborazionisti con Israele. Si chiama Majd l’unità operativa di cui è a capo, sorta con le caratteristiche di un organismo di controspionaggio. Poi crea il suo fiore all’occhiello “Ezzedine al-Qassam”, il vero e proprio braccio armato di Hamas, non un esercito ma un gruppo militare specializzato in “guerra di guerriglia”, attraverso cui realizza parecchi attentati nelle città israeliane.

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Gli analisti non sono tutti concordi nell’affidare a Sinouar il ruolo di falco, anche perché le condizioni di vita nella striscia di #Gaza, dopo le offensive militari, le migliaia di vittime, in quella specie di carcere a cielo aperto, potrebbero portare il nuovo leader a ripensare le strategie passate.

I rapporti con Fatah

Dopo che venne arrestato, nel 1988, dalle forze di sicurezza dello stato ebraico, i tribunali gli comminarono ben quattro ergastoli. Ma nel 2011 fu liberato in seguito ad un accordo tra il governo di Netanyahu e Hamas per uno scambio di prigionieri: un migliaio quelli palestinesi e uno quello israeliano: il caporale Gilad Shalit, catturato nel 2006 in uno dei raid transfrontalieri. Pur essendo considerato un falco nel 2014 sostenne una ipotesi di alleanza per il governo della striscia di Gaza insieme a Fatah, ma l’intesa non venne raggiunta.

I rapporti con l’ala moderata del popolo palestinese e del suo presidente Abū Māzen, rappresentano gli altri temi interni che sono la chiave degli equilibri in quel pezzo di Medio Oriente.

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Una nuova leadership

Yahya Sinouar sostituisce Ismaïl Haniyeh eletto nel 2012, il quale dovrebbe a sua volta sostituire Khaled Mechaal, il capo dell’ufficio politico di Hamas in Quatar. Nella funzione di vice, su Gaza, è stato eletto Khalil Al-Hayya, che non proviene dalla lotta armata, ma è un funzionario politico comunque schierato sulla linea dura.

Intanto lo stesso Sinouar sta pensando al suo sostituto nell’ala militare: un nome papabile è quello di Khaled Meshaal, ex capo dell’ufficio politico in esilio, che negoziò lo scambio di prigionieri dove c’era anche Sinouar. Altri due possibili nomi sono quelli di Ismail Haniyeh e Moussa Abu Marzouk, che appoggiarono le trattative per un governo comune con Fatah.

Questa sostituzione sembra che richiederà tempo, ma una cosa certa è che con questa tornata elettorale l’ala militare assume un peso rilevante nel contesto di Gaza.