#Tiziano Renzi, padre dell'ex premier, dovrà comparire davanti ai pubblici ministeri Paolo Ielo e Mario Palazzi, il 23 febbraio, per rispondere dell'accusa di traffico di influenze illecite in merito all'#inchiesta sugli appalti #Consip, la centrale di acquisto della Pubblica amministrazione. Insieme a lui sarebbero indagati anche il ministro dello sport Luca Lotti e il comandante generale dei Carabinieri Tullio del Sette, a cui si contestano i reati di rivelazione del segreto di ufficio e favoreggiamento.

L'inchiesta sugli appalti

Un'inchiesta che va avanti da mesi e che comincia a Napoli, dove i pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandalo e Celeste Carrano indagano sugli appalti Consip, società fondata dal Ministero del Tesoro, incaricata di fare acquisti da 7 miliardi in tutte le Pubbliche Amministrazioni.

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I primi ad essere indagati sono stati Alfredo Romeo e Marco Gasparri, funzionario incaricato delle gare di fornitura, a seguire nel registro degli inquirenti ci è finito anche Luigi Marroni - ex assessore alla sanità della Regione Toscana, promosso da Renzi a capo della Consip - che nell'interrogatorio ha poi tirato in mezzo anche il ministro dello sport Luca Lotti e il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana, indagati per le stesse ipotesi di reato: rivelazione del segreto di ufficio e favoreggiamento; far partire l'inchiesta sarebbe stata una bonifica di microspie, richiesta proprio da Marroni, che ha scatenato una corsa a coprire tutti discorsi fatti nell'ufficio visto che in ballo c'è una convenzione da 2 miliardi e settecento milioni di euro in 36 mesi - uno dei più grossi appalti - e il gruppo Romeo mira a tre lotti importanti.

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Da qui si è arrivati al nome di Tiziano Renzi

Da qui si è arrivati al nome di Tiziano Renzi e del suo amico Carlo Russo, entrambi avrebbero usato l'influenza del padre dell'ex premier nei confronti di Marroni per indurre Romeo a promettere pagamenti nei loro confronti, secondo gli inquirenti circa 30mila euro al mese.

In internet è già topic trend l'hashtag #RenziSapeva partito da alcuni esponenti del M5S - tra cui Di Maio - nonostante non ci siano accuse nei confronti dell'ex Premier, che comunque non vive certo giorni facile tra la possibile scissione del Pd e le indagini della magistratura nei confronti del padre.