Se si dovesse riassumere in maniera semplice la direzione nazionale del #Partito Democratico di ieri, anche il giornalista più accorto avrebbe avuto le sue difficoltà a farlo. La disfida fra gruppi dirigenti, mostrata in diretta nazionale, è stata combattuta attraverso le armi più sottili del politichese e della retorica: da un lato Renzi e il suo clan, dall'altro il variegato gruppo di oppositori interni capitanati da Emiliano, Rossi e Speranza (questi ultimi due in realtà mandatari di Bersani e D'Alema). La difficoltà di spiegare una situazione politica così delicata risiede nel capire le ragioni di una frattura che, ora dopo ora, sta assumendo i contorni della certezza.

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Infatti, a far battagliare tra loro le varie fazioni democratiche sono state (e continuano ad essere) mere questioni di tattica elettorale e di posizionamento rispetto ai prossimi appuntamenti elettorali che il paese sta per affrontare. Nessuno scontro di visione su programmi e scelte politiche, nessuna contrapposizione su questioni vitali che interessano la vita dei cittadini. E non sono questioni di poco conto, nella misura in cui il Pd esprime la quasi totalità dei ministri al governo.

Il timore dei 5 Stelle al governo

In quasi tutti i discorsi 'politichesi' e poco comprensibili al cittadino comune, però, c'era una sorta di convitato di pietra: Beppe Grillo e il #movimento 5 stelle. Si, perchè a spaventare la dirigenza PD più di qualsiasi minaccia di #scissione, c'era la considerazione che la spaccatura avrebbe definitivamente consegnato il paese al M5S, trasformandolo nella prima forza politica del paese.

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In questi giorni, infatti, circolano diversi sondaggi elettorali che oltre ad accreditare i grillini in testa alle preferenze politiche degli italiani, davano una costante risalita del centrodestra, qualora quest'ultimo alle elezioni si presentasse unito. Le rilevazioni, dunque, fornivano un quadro politico frammentato in tre forze tendenzialmente equivalenti fra di loro, con il Partito Democratico che affannava per raggiungere il 30%, mentre i grillini veleggiavano tranquillamente oltre il 35%.

Il quadro politico

In questo senso, quindi, la frattura che potrebbe spaccare in due il Pd rischia seriamente di garantire al Movimento guidato da Beppe Grillo il prossimo governo del paese. La nuova forza politica che nascerebbe dalla fuoriuscita degli ex Ulivo, sempre secondo alcuni sondaggi, raggiungerebbe il 10% circa, ovviamente quasi del tutto sottratti all'elettorato democratico. La conseguenza di tutto ciò sarebbe l'inevitabile vittoria dei grillini, con la salita a palazzo Chigi di uno tra Di Maio e Di Battista.

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Troppo esili, infatti, le chance di vittoria del centrodestra, anche quando questo riuscisse a sanare le fratture interne che interessano anche questa parte della politica italiana. In buona sostanza, quindi, l'attuale corso degli eventi va sempre conformandosi verso uno scenario che avvantaggia enormemente i 5 Stelle, facendo presagire una scossa senza precedenti negli ultimi 20 anni della politica italiana. Tutti i partiti tradizionali risultano essere spaccati, incancreniti su lotte intestine, mentre solo i grillini sembrano essere compatti e orientati alla discussione su contenuti e proposte politiche.