I rapporti tra Donald Trump e la stampa americana peggiorano di giorno in giorno. Già durante la lunga campagna elettorale c’erano state tensioni e attacchi continui, ma si pensava che con l’elezione alla carica di Presidente degli Stati Uniti il miliardario americano avrebbe tenuto un profilo più basso ed istituzionale. Ma i buoni auspici non si sono realizzati: invece nel giro di poche ore si sono susseguiti due episodi, giudicati molto gravi dai responsabili dei principali mass media. Si è incominciato con l’esclusione di diverse testate – da Cnn a New York Times, da Los Angeles Times a Politico.com – da un incontro della stampa con il portavoce presidenziale Sean Spicer, decisione che ha causato la protesta giornalisti presenti, compresi quelli dell’emittente amica Fox.

L’invito rifiutato

Ma Trump ha deciso di rilanciare: con un gelido tweet il presidente ha annunciato una scelta clamorosa, mai verificatasi nella storia. "Non parteciperò alla cena dell'associazione dei corrispondenti della Casa Bianca quest'anno” ha scritto, augurando sarcasticamente a tutti "una buona serata". E così si rompe una tradizione a cui mai nessun presidente era venuto meno: il prossimo 29 aprile mancherà l’invitato principale all’evento. L’ennesimo segno di una guerra ormai senza frontiere contro i media, secondo Trump colpevoli di "fabbricare notizie false" e di essere "nemici del popolo".

La reazione dei grandi giornali

Come stanno reagendo i grandi giornali?

Il Washington Post ha messo alla berlina Spicer, ricordando quanto sostenuto dal portavoce del presidente solo due mesi fa, quando assicurò che la Casa Bianca non avrebbe mai bandito nessun giornale perché "questo è ciò che contraddistingue una democrazia da una dittatura". Invece il New York Times in un editoriale ha parlato di un "inequivocabile insulto" agli ideali democratici, ricordando che "nessun presidente di qualsiasi partito ha fatto qualcosa di simile, anche durante il Watergate, la vicenda Iran-Contras, l'affaire Monica Lewinsky o uno qualsiasi dei numerosi scandali o crisi che hanno contrassegnato la storia degli USA".

I tweet del presidente

Ma Trump non demorde e ancora su Twitter ricorda che "i quotidiani non hanno scritto che il debito nazionale nel mio primo mese è sceso di 12 miliardi di dollari contro un aumento di 200 miliardi nel primo mese di Obama". E non basta; il presidente ha reagito alle tante manifestazioni contro di lui con una riflessione: se i milioni di persone che lo hanno votato facessero la loro protesta, questa sarebbe la più grande di tutte.

Ed ha pure accolto con scherno il nuovo presidente del Comitato nazionale del Partito Democratico: “Congratulazioni a Thomas Perez. Non potrei essere più contento per lui, o per il Partito Repubblicano”.

Il senatore repubblicano John McCain ha commentato gli ultimi avvenimenti con parole alquanto dure: “I dittatori iniziano sopprimendo la libertà di stampa. Non sto dicendo che il presidente Trump sia un dittatore. Sto dicendo che dobbiamo imparare dalla storia”.