Dopo una fine 2016 turbolenta con le dimissioni di Renzi e un mese di assestamento per l’arrivo del nuovo governo Gentiloni, nei primi giorni di febbraio sono arrivati i primi risultati dei #sondaggi elettorali per l’anno appena iniziato. Ipr, Tecnè, Piepoli, Emg e Winpoll enfatizzano di comune accordo la spaccatura che vede l’Italia equamente divisa tra Partito Democratico, #movimento 5 stelle e Centrodestra.

Le fratture nel PD e la resilienza del M5S

In casa #Pd la situazione è, al solito, critica, e mettere d’accordo tutti appare impossibile: oltre alla possibilità di una lista guidata da Pisapia, incombe il rischio ben più verosimile di una fazione separatista guidata dall’ex premier D’Alema, con l’appoggio di Emiliano; i risultati del referendum costituzionale hanno suscitato reazione alquanto diverse e, in caso di elezioni anticipate senza una debita riforma della legge elettorale, il Partito Democratico rischia scissioni pericolose. Laddove il PD non dovesse arrivare compatto alle elezioni, rischierebbe di perdere la propria leadership, in favore del Movimento grillino: i pochi punti percentuali di distacco tra i due partiti si ridurrebbero, fino ad uno scarto di pochi decimi.

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Anche il Movimento 5 Stelle potrebbe comunque vedere diminuiti i propri consensi, soprattutto al sud, dove D’Alema dichiara di poter riportare dalla propria parte tanti elettori, delusi dai rappresentanti locali del Partito Democratico degli ultimi anni. Aldilà della situazione del PD, stupisce la stabilità del M5S che, malgrado i tanti, ripetuti attacchi da parte degli avversari politici e dei media, riesce ad evitare drastici crolli nei consensi e a conservare la fiducia del suo elettorato. Per alcuni le manovre di D’Alema e Pisapia sarebbero mirate proprio a portare avanti una strategia per sottrarre voti al partito grillino: già in passato le alternative di sinistra opposte al PD hanno finto la separazione prima delle elezioni, per poi fare un passo indietro e governare tutti insieme.

Verso l’ennesimo governo di larghe intese

Con gli ultimi sondaggi politici arrivano anche le prime simulazioni sulla composizione della Camera, in base alla situazione attuale.

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C’è chi parla di una coalizione anti-europeista tra Lega, Fratelli d’Italia e M5S, ma l’alternativa più realistica appare un governo di larghe intese. Ammesso che in questi mesi la situazione potrebbe cambiare e che, probabilmente, non si andrà alle urne prima del 2018, nessuno dei primi partiti italiani può sperare di raggiungere i 316 seggi necessari per avere la maggioranza parlamentare. Il partito attualmente preferito dagli italiani rimane il PD, stabile al 32% dei favori del popolo; segue il Movimento 5 Stelle, poco più indietro, al 27%; guadagna favori il Centrodestra, con Lega all’11,5%, Forza Italia al 10,5% e Fratelli d’Italia al 4.5%. Per avere la maggioranza alla Camera serve il 40% dei consensi, dunque tutti e tre gli schieramenti sono ben lontani da tale obiettivo. Pur pensando a possibili alleanze tra partiti, è difficile ipotizzare un governo solido, composto da uno schieramento coeso e compatto. Attualmente non sembra esserci una proposta veramente convincente, il che significherebbe rimandare ancora di qualche anno l’adozione di un piano solido e ampiamente condiviso, per risollevare la situazione e le sorti del Paese e, magari, costruire per l’Italia un’immagine migliore a livello internazionale.

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