A partire dal 2018, l’età minima per andare in pensione salirà fino a 66 anni e sette mesi per un comune cittadino. Invece un parlamentare eletto la prima volta nel 2013, se questa legislatura supererà la durata di quattro anni sei mesi e un giorno, potrà maturare a 65 anni il diritto di una pensione di circa mille euro, con soli cinque anni di contributi versati. Coloro che avranno la fortuna di essere eletti anche per un secondo mandato, con 10 anni di contributi potranno iniziare a ricevere l’assegno previdenziale già a 60 anni. Come si vede, nonostante il crescente malcontento popolare, rimangono dei privilegi a favore degli eletti in #Parlamento rispetto ai cittadini comuni.

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Ma questo è nulla rispetto al vecchio sistema dei #vitalizi, ancora più vantaggioso, che è stato sostituito nel 2012 dal meccanismo contributivo.

Lo scandalo dei vitalizi

Infatti, mentre si discute del futuro del governo Gentiloni, delle spaccature nel Pd o delle polizze intestate alla sindaca di Roma, c’è un esercito silenzioso di oltre duemila ex deputati e senatori che riceve assegni mensili di circa 2.000 euro, indipendentemente dal numero di sedute a cui hanno partecipato. Per non parlare dei casi limite di chi si è tenuto sempre alla larga dal Parlamento, senza per questo rinunciare ad alcun diritto acquisito. Inoltre spesso le #Pensioni si sommano ad altri vitalizi delle Regioni o del Parlamento europeo, oppure a trattamenti maturati per le attività lavorative svolte da ciascuno, fino ad arrivare ad assegni davvero ingenti che possono anche superare i 10 mila euro netti mensili.

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La petizione online

Per far scomparire questi privilegi che generano uno spreco di risorse, appesantendo i bilanci di Camera e Senato, basterebbe un semplice cambiamento ai regolamenti interni, varati nel corso degli anni dagli Uffici di presidenza dei due rami del Parlamento. Da oggi il Fatto Quotidiano promuove una petizione online su change.org che, partendo dal libro “Orgoglio e vitalizio" (Paper First) di Primo Di Nicola, Antonio Pitoni e Giorgio Velardi, chiede alle autorità di ricalcolare tutti i vitalizi col sistema contributivo, equiparando i limiti di età a quelli previsti dalla legge Fornero per tutti i lavoratori, fissando un tetto massimo di 5.000 euro che consideri anche il cumulo di pensioni. Una proposta concreta che contribuirebbe a far sentire i politici meno lontani dagli elettori che nei prossimi mesi saranno chiamati alle urne.