Era l’unica azienda del Belpaese a revisionare e riparare motori aeronautici, ausiliari, componenti ed aeroderivati. Era l’azienda apprezzata per le elevate professionalità. Era l’eccellenza italiana, costruita in oltre 40 anni di esperienza, riconosciuta in tutto il mondo per la sua affidabilità e sicurezza nel riparare motori. L’#Alitalia Maintenance Systems semplicemente “era”. Come quella che si è conclusa quel maledetto 30 settembre 2015, quando l’#ams cadde definitivamente in disgrazia.

L'inizio della crisi di AMS

Una storia gloriosa, chiusasi come peggio non si poteva. I primi sintomi di “malattia industriale” si erano già registrati nel 2010 in conseguenza del fallimento della nostra amata compagnia di bandiera, l’Alitalia: la società che ripara motori aerei con i suoi 240 dipendenti venne ceduta alla società Iniziativa Prima S.p.A.

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con una quota del 66%, ad European Advanced Technology (Israel Aerospace Industries) al 19% e ad Alitalia Cai al 15%. Il mancato rispetto dei contratti siglati a Palazzo Chigi nel 2010 tra Ams ed Alitalia e la conseguente situazione debitoria portarono la società, nel 2013, alla richiesta di concordato preventivo per evitare il fallimento. Praticamente l’inizio della fine, con qualche speranza, vana, ficcata qui e lì. Il tribunale, infatti, ammise l’azienda al concordato preventivo a fronte di un piano di rilancio e i capitali (10 mln di euro) di un investitore giordano, la società Pan Med Energy. Ma la mancata fidejussione della società giordana entro la scadenza prevista dai giudici, portarono a dichiararne fallimento.Siamo al 30 settembre 2015, appunto.

Lavoratori a spassp

E i 240 dipendenti Ams? Vennero collocati dritti dritti in cassa integrazione, scaduta il successivo 14 gennaio 2016.

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E poi? Mentre Ams finiva di sprofondare, una sessantina e passa di dipendenti ex Ams, al fine di ottenere più anni di mobilità dovuti all’età, avevano già deciso di andare via, e i restanti 180 invece avevano ottenuto la proroga della cassa integrazione per altri 3 mesi. Ma con il sostegno al reddito, proveniente dal fondo di solidarietà del trasporto aereo, bloccato per mesi, molti si erano visti costretti a campare con 700/800 euro al mese. Una miseria. Siamo quasi a oggi. Con circa 15 ex dipendenti Ams che hanno trovato casa oltre confine: chi temporaneamente a Zurigo presso la SR tecnick con contratti a tre mesi: chi, altre 10 unità, ricollocate presso Granite (gruppo GE) e Avio Brindisi (GE). E, infine, altre 10 presso Leonardo Finmeccanica all’aeroporto di Fiumicino nella mansione di controllori nastri trasportatori.

Il presente incerto

E l’Alitalia Maintenance Systems, che fine ha fatto? “Allo stato attuale - spiegano Fit Cgil,Fit Cisl Ultrashort ed Ugl Trasporto Aereo - il signor Mauricio Luna ne ha acquisito gli asset e “dice” di voler fare impresa di successo in Europa ma finora ha solo traslocato parti, come parti di motori di aerei, nella sua piccola azienda di Miami”.

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Luna avrebbe presentato un piano industriale dove, tra le attività principali che vorrebbe sviluppare a Roma, vi sarebbe quella di trading, cioè la compravendita di parti, riparazioni e vendite di accessori: “Ma poco ancora - sottolineano - si sa sulle reali intenzioni in merito alle attività svolte dalla ex Ams ossia revisione, riparazione e manutenzione motori della flotta Alitalia e di clienti terzi”. Finora, da quanto filtra, Luna avrebbe assunto appena una quindicina di persone con contratti a tempo determinato, tra ingegneri e amministrativi. E poi una altra ventina, che vanno a rotazione a Miami. Ma le parti sociali non si fidano. E guardano al Mise, con in mano una eredità occupazionale pesante, che tira in ballo i destini di molte famiglie ex Ams: “C’è ancora una folta rappresentanza di persone senza un impiego, inclusi noi prima #Lavoratori e poi rappresentati sindacali. Persone che vorremo tutti reimpiegati, questa è la nostra mission”. Prossimo appuntamento, chissà quanto decisivo, il 7 marzo al ministero.