Il fine giustifica i mezzi, avrebbe detto Nicolò Machiavelli. Purtroppo non è sempre così, quanto accaduto a #Napoli in occasione dell'arrivo in città di #Matteo Salvini non è assolutamente giustificabile. Contestare è legittimo, provocare una guerriglia urbana che ha portato a feriti, danneggiamenti ed arresti è assolutamente fuori luogo. Ma la durissima protesta di oltre 3.000 persone per le vie del capoluogo campano ha messo ancora una volta in luce i pesanti limiti politici della #Lega Nord. Nato come movimento secessionista, il Carroccio mira da anni a trasformarsi in partito nazionalista, in grado di riproporre sotto una rinnovata (ma non troppo) veste tutti i leitmotiv della destra storica.

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Metamorfosi complicata, testimoniata dai fatti: al di là del caso estremo di Napoli, non è la prima volta che Salvini viene contestato e definito 'soggetto indesiderato' nelle città del Mezzogiorno d'Italia.

Scene di guerriglia urbana

Gli scontri più violenti hanno avuto come teatro il quartiere Fuorigrotta. Qui i manifestanti hanno tentato diversi assalti nei confronti delle forze dell'ordine in assetto anti-sommossa. Il bilancio finale è di tre arresti ed altrettante denunce, oltre al ferimento di sei persone tra i partecipanti al corteo ma anche di 28 agenti di polizia. La Mostra d'Oltremare, dove ha avuto luogo la convention di Matteo Salvini, si trovava a poca distanza dai tafferugli caratterizzati dal lancio di molotov e sassaiole da parte dei manifestanti, ai quali la polizia ha risposto con i lacrimogeni.

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Numerose le automobili danneggiate o distrutte. Per Napoli è stato come tornare indietro di sedici anni, alle violenze del 17 marzo 2001 in occasione del Global Forum sull'e-government, preludio di ciò che sarebbe accaduto soltanto qualche mese dopo al G8 di Genova.

Tempi moderni, vecchie ferite, nuove opportunità

I tempi sono cambiati, quanto accaduto non è in connessione con quello che nel 2001 era un forte movimento di protesta internazionale. Epoche diverse, lo ha detto anche Matteo Salvini nel corso del suo intervento, quasi scusandosi per il passato poco rispettoso del suo partito verso quella parte d'Italia che oggi, a ragion veduta, lo rifiuta. "Vent'anni fa c'era un'Italia diversa - ha detto il leader del Carroccio - perché c'era la lira, non c'erano l'Isis e l'immigrazione fuori controllo o la legge Fornero". L'assenza delle componenti odierne, citate da Salvini, che caratterizzava lo scorso ventennio non giustifica una politica becera, improntata sulla discriminazione di una parte del Paese.

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Sarebbe come dire che oggi il "Sud", citato con toni sprezzanti da Umberto Bossi negli anni '90, sia diventato il male minore (ma pur sempre un male). Salvini però comprende l'importanza del meridione in termini di serbatoio elettorale. "Napoli ed il Sud sono troppo importanti", ha sottolineato ai cronisti che lo hanno intervistato. Purtroppo per lui, la missione campana ha messo a nudo, ancora una volta, l'evidente difficoltà della Lega, o "Noi con Salvini" che dir si voglia, di allinearsi alla crescita di consensi delle destre populiste che stanno avanzando in Europa e nel mondo.

I soliti proclami

L'intervento di Salvini alla tanto contestata convention, in fin dei conti, non ha offerto nuovi spunti al suo consueto repertorio. Nazionalismo d'annata, accuse alle forze politiche che "tutelano i migranti ma non gli italiani". In più il ricorso ad alcuni luoghi comuni, come quello di "rimettere ordine nei quartieri di Napoli" o le accuse ai manifestanti che lo hanno contestato, definiti "conigli dei centri sociali che dovrebbero scendere in piazza contro la camorra", ma che non lo fanno perché "hanno mamma e papà che campano con la camorra". Scontato e qualunquista? In realtà poco lungimirante: un leader che aspira a riunificare il centrodestra potrebbe certamente proporsi sotto una veste nuova, ma c'è l'atroce dubbio che, in tal caso, gli resterebbero davvero pochi argomenti.