Roma, 23/03/17 - Tra i padiglioni in parte abbandonati e in parte recuperati dell'ex mattatoio di Testaccio, storico quartiere rosso della capitale, il clima è mesto e grigio alla sala convegni della Città dell'Altra Economia.

Ad attendere il candidato alla segreteria del Partito Democratico Michele #Emiliano, magistrato in aspettativa attualmente presidente della regione Puglia e con un intenso cursus honorum politico alle spalle, non ci sono soltanto fedeli uomini di partito. Anzi. La sfiducia nei confronti del Partito Democratico è evidente tra gli uomini e le donne, i compagni e le compagne, presenti.

La ferita della recente scissione, costata la fuoriuscita di storici esponenti, in diversi casi anche fondatori, come Massimo D'Alema, Pier Luigi Bersani ed Enrico Rossi, è aperta.

Pubblicità
Pubblicità

Tale scissione ha amplificato i dissidi che da tempo serpeggiavano in casa #Pd.

Come mai il più grande partito di centro-sinistra italiano non riesce a catalizzare la fiducia di categorie sociali che storicamente, nella sinistra riformista, hanno trovato naturale rappresentanza? Operai, precari, mondo della scuola, giovani e disoccupati: perché su di essi l'appeal del Partito Democratico va a picco?

E' un difetto di comunicazione dei risultati ottenuti, come sostenuto dall'ex-presidente del consiglio Renzi, o è veramente conseguenza di scelte politiche sbagliate?

Secondo i fuoriusciti del PD, che insieme agli ex di Sinistra Ecologia e Libertà hanno recentemente inaugurato il Movimento Democratico e Progressista (MDP), la risposta è chiara: la responsabilità è delle scelte politiche sbagliate del dimissionario segretario del Partito Democratico #Matteo Renzi.

Pubblicità

Ed anche Michele Emiliano è di questo avviso.

Il programma di Emiliano

Quando arriva in sala una scintilla di entusiasmo si riaccende. Al fianco di Emiliano arrivano anche i deputati nazionali Francesco Boccia, Khalid Chaouki ed Umberto Marroni. Tutti unanimi: Matteo Renzi non soltanto ha deluso le aspettative degli italiani che in lui avevano creduto ma ha condannato il Partito, con una gestione dispotica ed autoreferenziale della sua doppia carica di segretario e presidente del consiglio, a un pericoloso allontanamento dalle fasce sociali più deboli.

Per Boccia la candidatura di Emiliano è "l'unica speranza del Partito Democratico di ricostruire una leadership collettiva", di riproporre "una politica di ascolto e di confronto".

Michele Emiliano lo ribadisce subito: "Noi vorremmo abolire il tesseramento come prova muscolare." I militanti e gli iscritti al partito ad ogni livello dovrebbero avere la possibilità ma anche il dovere di contribuire contenutisticamente, oltreché economicamente, al partito.

Pubblicità

Le attività dei circoli di sezione dovrebbero essere promosse e incoraggiate anziché chiuse come accaduto a Roma con Orfini.

"Matteo Renzi ha chiuso in faccia la porta a Bersani e lo ha praticamente invitato a uscire dal partito", ha rievocato Emiliano amaramente.

Ma nella mozione per Emiliano non c'è solo il potenziamento della democrazia interna al partito. Riavvicinamento alle periferie, riavvicinamento al sud, potenziamento della continuità tra studio e lavoro, rivisitazione del jobs act, attenzione al welfare e alla sicurezza sociale, prospettive per i giovani ed impegno per il raggiungimento di uno stato federale europeo sono stati gli altri temi affrontati.

Su di essi il solenne impegno che - ha ribadito lo stesso Emiliano - pure se le primarie non saranno vinte la mission di cambiare il paese continua: nel partito, per il partito e con chi ha vinto. "Se delle brave persone, anche in minoranza ma in numero cospicuo, dovessero rimanere dentro il Partito Democratico, anche in quel caso noi riusciremo a cambiare la storia".

Il prossimo 30 aprile si potrà votare uno dei tre candidati Matteo Renzi, Andrea Orlando (ministro della Giustizia) e Michele Emiliano. Anche i non iscritti al PD potranno pagare previo pagamento di un contributo.

La sinistra del PD non è scomparsa.