L’avvicinamento dei partiti alle elezioni procede rapido ma senza un disegno chiaro. Dall’avvento del governo Gentiloni, complice la sconfitta al Referendum Costituzionale dell’ex premier e segretario #Matteo Renzi, la spinta legislativa ha dovuto fare i conti con evidenti mancanze. In una fase ad alto rischio, quasi transitoria, le urne rappresentano per tutti il vero obiettivo da non fallire. L’impasse sulla riforma della #legge elettorale, ad esempio, è un fatto emblematico e inquietante al tempo stesso. Al netto delle innumerevoli dichiarazioni da tribuna televisiva, infatti, se andassimo al voto oggi ci ritroveremmo a subire le stesse deficienze che hanno portato all’instabilità politica di questo Paese.

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Basti pensare al teatrino sul Mattarellum: una soluzione che tutti affermano di sostenere, ma che nessuno è pronto a votare in aula. Ad eccezione di Roberto Giachetti, predicatore nel deserto sul tema, la nuova legge elettorale resta un tabù difficile da sfatare.

Occhi al congresso PD

Per conoscere le chance reali di tenuta del governo bisognerà attendere l’esito del congresso PD. Anche se resta da escludere un nuovo ribaltone a Palazzo Chigi, inevitabilmente gli equilibri muteranno in relazione al segretario vincente. La corsa a tre Renzi-Orlando-Emiliano è entrata nel vivo e ha già emesso il primo verdetto dopo lo scrutinio dei primi 41229 voti (59,12% degli iscritti aventi diritto): il 69,03% è andato all’ex sindaco di Firenze, segue Orlando con il 26,99%, chiude Emiliano con il 3,98%.

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Un risultato che conferma l’appeal di Renzi tra la base e che promuove la scelta di farsi affiancare nella nuova scalata dall’emergente ministro Martina. Se Orlando ha fatto registrare tutto sommato un risultato in linea con le aspettative, Emiliano non può dirsi soddisfatto. Il governatore della Puglia è uscito sconfitto dalla battaglia con Renzi anche nella storica roccaforte del circolo di Bari Murat. “Sto pensando alle elezioni del 2018 e come vincerle - ha attaccato Emiliano avvertendo i rivali - se loro pensano di vincere anche senza di me, facciano pure”.

Ambizioni di vittoria

Al di là della barricata il M5S si prepara allo sprint finale. I sondaggi fanno ben sperare Grillo e i suoi fedelissimi che dovranno però fare i conti con la nuova legge elettorale. L’essere il primo partito italiano potrebbe non bastare se entrasse in gioco il premio di maggioranza alle coalizioni. Chi sta lavorando a tempo pieno per trovare una sintesi è il Centrodestra composto da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega.

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Tutto ruota intorno a #berlusconi che attende con ansia il verdetto della Corte di Strasburgo per poter tornare in pista. Nel caso di una sentenza infelice per l’ex Cavaliere, il testimone passerà subito a Salvini. I dissapori, i rancori, i problemi del passato potrebbero essere accantonati dai due capi popolo, che intravedono una vittoria fino a ieri praticamente impensabile. Un armistizio in piena regola, dunque, con Meloni e Toti a fungere da instancabili mediatori tra le parti. Tramontata sul nascere, infine, l’ipotesi Calenda: il ministro dello Sviluppo Economico ha smentito le voci di un’investitura di Berlusconi.