Accuse di plagio, difesa e controaccusa. E’ ormai una vera e propria guerra quella che è scoppiata tra il #fatto quotidiano, testata diretta da Marco Travaglio, e il ministro, sia del governo Renzi che dell’esecutivo Gentiloni, della semplificazione e della pubblica amministrazione Marianna #madia (Partito democratico).

Secondo l’indagine del Fatto sarebbero ben 4mila le parole copiate nel lavoro con cui il politico nel 2008 ha conseguito il titolo di dottorato presso l’IMT Alti Studi Lucca. Non semplici parole di uso comune ma interi blocchi di testo tratti da altri articoli o pubblicazioni scientifiche precedentemente pubblicate e riportati senza indicazione della fonte.

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Attraverso l’utilizzo di un sofisticato software antiplagio, il giornale ha condotto un’analisi puntigliosa con tanto di dati e immagini che proverebbero la colpa del ministro. Su ben 35 pagine delle 94 complessive risulterebbero passaggi uguali a quelli di altri lavori accademici, con punte di “copia e incolla” del 79%, in alcune sezioni della tesi.

L’accusa di plagio era stata rilanciata martedì sera in diretta tv su La7, dal salotto di Floris proprio dal direttore del quotidiano Marco Travaglio che ha ricordato pure come nel 2011 per una vicenda analoga l’ex ministro della difesa tedesco Karl Theodor zu Guttenberg, accusato di aver copiato parte della sua tesi di dottorato, si fosse dimesso rinunciando perfino al titolo stesso di dottorato.

Puntuale è arrivata la difesa del ministro Madia che sul suo profilo Facebook ha pubblicato “per trasparenza” il file pdf integrale del suo lavoro, aggiungendo che nella tesi non vi è “nessuna anomalia” poiché “le fonti e gli autori sono stati citati” e preannunciando anzi azioni legali contro il giornale che le ha mosso l’addebito: “valuteranno i giudici il danno che ho subito oggi".

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A difesa del ministro sono arrivate anche le parole del professor Rodano, docente di economia alla Sapienza e relatore della Madia, secondo il quale “nomi e cognomi degli autori citati ci sono tutti nella bibliografia o all’inizio delle citazioni, magari manca qualche virgoletta nel testo ma si tratta al più di un peccato veniale”, commesso per eccesso di fretta. Di “inutile polverone” ha, invece, parlato Pietro Pietrini, direttore dell’istituto toscano, sostenendo che ciò che si contesta al ministro non è di aver falsificato qualcosa ma di aver riportato citazioni altrui senza le virgolette, e derubricando l’accusa di plagio a un errore di ingenuità commesso da una giovane ricercatrice.

Come era prevedibile, il caso è montato ben presto nel dibattito politico e alle accuse del Fatto si è subito accodato il M5S che ha invocato le #dimissioni della titolare della funzione pubblica. Evocando il precedente del passo indietro di zu Guttenberg in Germania, il grillino Toninelli ha twittato: "Dei tedeschi ammiro la serieta' istituzionale.

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Se non chiarisce, Madia dovrebbe fare lo stesso".

La querelle Fatto-Madia, intanto, non accenna ad esaurirsi. Oggi, infatti, con una nuova puntata dell’inchiesta, il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha rilanciato l’accusa di plagio alla titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione. Nel pezzo firmato da Laura Margottini, infatti, si sostiene che non solo la tesi di dottorato ma anche altre pubblicazioni sarebbero viziate da un abbondante copia e incolla, e dalla violazione delle norme accademiche redazionali.

Dopo l’infelice uscita del ministro del Lavoro Poletti sul calcetto più utile del curriculum per trovare lavoro e dopo la polemica sulla nomina a ministro dell’Istruzione di Valeria Fedeli, sprovvista di laurea, l’affaire Madia potrebbe contribuire a rendere ancor più teso lo scontro politico, anche se per il momento, oltre a quelle di Fatto Quotidiano e M5S, non sono arrivate ulteriori domande di chiarimento o richieste di dimissioni rivolte al ministro Madia.