Troppo fondati i sospetti di aver plagiato parte della sua tesi di dottorato, Marianna #madia deve dimettersi da ministro della Pubblica Amministrazione. A chiederlo, con un appello pubblicato sul quotidiano on line Huffington Post, sono tutti i membri del consiglio di presidenza di Libertà e Giustizia, l’associazione che si pone l’obiettivo di difendere i principi della Costituzione del 1948. Firmatari del documento sono lo storico dell’arte Salvatore Settis, l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, la scrittrice Sandra Bonsanti, la costituzionalista Lorenza Carlassare, un altro docente di arte e volto noto della tv Tomaso Montanari, lo storico Paul Ginsborg, la docente di Teoria Politica alla Columbia University di New York Nadia Urbinati, la filosofa Roberta De Monticelli, la professoressa di Filosofia Politica Valentina Pazè e l’avvocato Elisabetta Rubini.

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Alla richiesta di dimissioni per la Madia di questi ‘#professoroni’ - come li aveva definiti con disprezzo l’ex premier Matteo Renzi durante la campagna elettorale per il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 - si aggiungono l’interrogazione presentata in parlamento dal M5S e la richiesta di spiegazioni di Sinistra Italiana.

L’appello dei ‘professoroni’ contro la Madia

Dunque, Zagrebelsky, Settis e tutti gli altri ritengono che, si legge nel documento, “la ministra Marianna Madia ha la possibilità di migliorare davvero la Pubblica Amministrazione: dimettendosi”. Una richiesta senza appello che fa seguito alla notizia rilanciata dal Fatto Quotidiano che avrebbe copiato parte della tesi di dottorato ottenuta nel 2008 alla Scuola Imt di Lucca. I ‘professoroni’ ricordano il precedente del ministro tedesco Annette Schavan, dimessasi immediatamente con tanto di revoca della sua tesi di dottorato plagiata.

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Forti critiche anche verso l’atteggiamento tenuto da Pietro Pietrini, direttore dell’Imt, che ha derubricato a “dimenticanza di quattro parentesi” la pratica seguita dalla Madia di non citare tra virgolette le parti di altri testi inserite nel suo lavoro. La ministra, secondo loro, è una persona “intellettualmente scorretta” che, con la sua riforma della PA (bocciata in parte dalla Consulta) ha pure il coraggio di ergersi a difensore della “meritocrazia” e cacciatore di “furbetti del cartellino”.

Alla notizia dell’appello di Libertà e Giustizia, si aggiunge anche quella che la rivista Cambridge Journal of Economics, editata dalla Oxford University, avrebbe aperto un’inchiesta interna per scoprire eventuali plagi presenti in un altro lavoro scientifico della Madia. Si tratta dell’articolo intitolato ‘Assetto del lavoro e innovazione di impresa: c’è una relazione?’, pubblicato nel 2013 insieme all’amica e collega Caterina Giannetti. Per concludere, anche il professor Ben Martin, direttore della rivista Research Policy, che si occupa proprio di scoprire plagi e copia/incolla, si dice convinto che si tratti di “un caso di plagio molto complicato”. #dimissioni Madia