Gli estremismi non pagano, almeno in un sistema democratico. Uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle è stato, finora, l'attacco frequente e ripetuto al mondo dell'informazione, "corrotto", "politicizzato" e "di parte". Inutile dire che, tra gli elementi che hanno portato ad una progressiva delegittimazione dei lavoro dei giornalisti, figura certamente l'ascesa di consensi pentastellati. Sempre più persone, in una frenetica ricerca di presunte 'verità nascoste', ha postato sui social migliaia di notizie dai toni sensazionalistici, per lo più da blog e siti di dubbia affidabilità. Una delle cause della diffusione virale di Fake News negli ultimi anni è proprio questa.

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Troppa gente si è resa complice di questa campagna che, davvero, c'entra poco con la democrazia ed è sinonimo di come le masse possano essere strumentalizzate. Se però nei mesi passati lo stesso #Beppe Grillo annunciava dal suo blog-megafono il pericolo di una mancanza di libertà di stampa in Italia, citando le annuali classifiche di Reporters senza frontiere che relegavano il Belpaese al 77esimo posto nel mondo, oggi dovrà certamente cambiare registro. L'Italia risale la classifica, faticosamente, e continua a denunciare pericolosi 'bavagli' posti all'informazione in generale. Ma Reporters senza frontiere cita Grillo come una delle cause di questo problema.

La classifica 2017

L'Italia ha recuperato 25 posizioni rispetto al 2016, classificandosi al 52esimo posto. Meno peggio di dodici mesi fa, ma certamente non un buon risultato considerato che rientra sempre in una fascia con "problemi sensibili".

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Ai primi posti della classifica 2017 svettano sempre i Paesi del Nord Europa: la prima è la Norvegia, seguita nell'ordine da Svezia, Finlandia, Danimarca ed Olanda. Il Costarica, al sesto posto, è il primo dei Paesi non europei per libertà di stampa. Scorrendo la graduatoria verso il basso, troviamo la Germania al 16° posto, la Spagna al 29°, la Francia al 39°, il Regno Unito al 40° e gli Stati Uniti al 43°. L'Italia si trova immediatamente sotto Paesi come Botswana, Tonga, Argentina e Nuova Guinea e precede di poco Haiti, Polonia, Mauritania e Mauritius. Fanalino di coda della classifica è, naturalmente, la Corea del Nord, 180° ed ultimo Paese nel mondo per libertà di informazione.

Il 'problema Grillo'

Sul sito ufficiale di Reporters senza frontiere si può leggere, ovviamente, anche il report di ogni singolo caso. Relativamente all'Italia, si sottolinea innanzitutto che sei giornalisti sono ancora sotto protezione delle forze di polizia H24 a causa delle minacce subite da organizzazioni criminali.

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Si punta poi l'indice contro il livello di violenza, verbale e fisica, che è stato raggiunto nei confronti dei giornalisti. "Un livello preoccupante - si legge - soprattutto perché ci sono politici, come Beppe Grillo del #M5S, che rilasciano pubblicamente le identità dei giornalisti che gli danno fastidio. Giornalisti, pertanto, sotto pressione da parte dei politici che, sempre più spesso, optano per l'auto-censura". Prima che qualcuno paventi il sedicente 'attacco del sistema', puntualizziamo che non sono le dichirazioni degli avversari politici e neppure la montatura del 'giornalista di regime'. Semplicemente la realtà dei fatti, secondo l'analisi di Reporters senza frontiere che, certamente, dopo questa dichiarazione perde inevitalmente credito da parte dei rivoluzionari pentastellati. La logica del 'chi non è con me è contro di me' può essere controproducente in una nazione che, nonostante tutto, possiede una struttura democratica. Il M5S forse lo sta imparando sulla propria pelle, vedi il caso Cassimatis a Genova.

La risposta di Grillo

La risposta di Beppe Grillo è ovviamente arrivata, tramite il suo blog. E come previsto, Reporters senza frontiere diventa improvvisamente parte del "sistema informativo marcio". Il leader del M5S si difende, in merito alla "diffusione delle identità dei giornalisti sgraditi". "Non pubblchiamo la loro identità, ma smentiamo le balle che diffondono o rispondiamo alle loro offese gratuite. Denunciare la mancanza di libertà di stampa e chiedere una smentita sulle false notizie che girano non è un'intimidazione. In un Paese in cui un ex premier condannato dispone di tre televisioni, dove molti giornali sono amministrati da editori iscritti a partiti politici o sono proprietà dei partiti, il problema della libera informazione sono io che scrivo su un blog".