"Non è vero quello che era scritto nell'informativa del Noe (Comando carabinieri tutela ambiente) riguardo alla conoscenza tra Romeo e #Tiziano Renzi e c'è il sospetto che questo elemento importante, ma falso, non sia stato inserito per errore".

Così la Procura di Roma assesta un'altra mazzata ai carabinieri del Comando della tutela dell'ambiente. già colpiti dalla revoca delle indagini decretata a maggio, dopo le disastrose fughe di notizie. Il Capitano, Gianpaolo Scafarto che scrisse e firmò "l'Informativa" è indagato "per falsi in atto pubblico", avrebbe manipolato i documenti relativi a Tiziano Renzi, accusato di "traffico di influenze illecite", perché avrebbe spinto per l'imprenditore napoletano, Alfredo Romeo nella ricchissima gara Consip FM-4.

A pagina 656 si legge che Romeo afferma "Renzi l'ultima volta che l'ho incontrato....per l'ufficiale dei carabinieri questa frase assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità Renzi Tiziano, in quanto dimostra che effettivamente il Romeo e il Renzi si siano incontrati, circostanza che verrà riferita a verbale da Mazzeo Alfredo, atteso che il Romeo ha sempre cercato di conoscere #Matteo Renzi, senza però riuscirci".

Pubblicità
Pubblicità

Solo nei giorni scorsi riascoltando le intercettazioni ambientali, il PM Palazzi e i carabinieri si sono accorti che quella frase non l'ha pronunciata Romeo, ma il suo consulente, l'ex Deputato di Centro Destra, Italo Bocchino. E anche nei brogliacci la trascrizione dei dialoghi registrati la frase è attribuita al Bocchino, il quale poco fa ha chiarito "mi riferivo a Matteo Renzi non a Tiziano, mai conosciuto".

Come è possibile che il capitano del Noe si sia sbagliato? Tre giorni fa la procura l'ha convocato per interrogarlo e pure oggi, Scafarto, ha rifiutato di fornire spiegazioni e si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha detto solo "ne prendo atto". Al militare si contesta anche un altro "abbaglio" perché segnalò attenzioni da parte di qualche appartenente ai "servizi". A suo parere gli investigatori dell'arma impegnati a sorvegliare la sede della Romeo Gestioni, sarebbero stati a loro volta pedinati e controllati da uomini dei "servizi segreti".

Pubblicità

Gli accertamenti rivelarono che i presunti agenti erano in realtà residenti della zona, ma il capitano evitò di inserire il chiarimento nell'atto da consegnare al PM e anzi rinforzò la sua ipotesi con queste righe "la risposta appare solo una, ovvero che Matteo Renzi abbia messo in campo tutte le risorse disponibili per tutelare la sua famiglia e quindi anche il padre che da una ricerca su fonte aperte web è da considerarsi sicuramente un personaggio con diversi trascorsi singolari".

Tralasciamo il legale di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, "da cittadino trovo inquietante questa svolta da avvocato dico che se ne va un altro indizio considerato formidabile alla polizia giudiziaria". Matteo Renzi commenta così "non credo nei complotti e nelle manovre, bisogna aspettare le sentenze, ho fiducia nei carabinieri". #Consip