In una recente intervista, l'ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, non ha escluso il ricorso a un raid per prevenire un'eventuale nuovo test atomico (il sesto) che potrebbe essere attuato dal regime nordcoreano oggi, 25 aprile, in occasione dell'ottantacinquesimo anniversario dalla fondazione dell'esercito. Gli #Stati Uniti hanno perciò inviato ieri un sottomarino nucleare, il Michigan, presso il porto di Busan, in Corea del Sud, con a bordo un arsenale di 154 missili da crociera Tomahawk. Ciò avviene dopo che nei giorni scorsi il gruppo d'attacco guidato dalla portaerei a propulsione nucleare Carl Vinson ha effettuato l'inversione della rotta che lo stava portando in Australia per dirigere la prora verso la penisola Coreana a scopo deterrente nei confronti di eventuali nuovi test atomici del regime.

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La risposta nordcoreana

La #corea del nord da par suo ha minacciato di distruggere la portaerei se questa interferirà nelle manovre di Pyongyang o se lancerà un attacco preventivo. Non è chiaro se la Corea del Nord effettuerà un nuovo test e in che modo lo effettuerà e se quest'ultimo provocherà una risposta statunitense che potrebbe articolarsi in tre differenti opzioni:

  • un intervento militare limitato americano volto a intercettare il lancio di un missile nordcoreano;
  • un attacco americano più massiccio, allargato alle basi missilistiche, alle rampe mobili e ai sottomarini dotati di missili balistici, ai centri di ricerca missilistici e nucleari, diretto a inibire la minaccia nucleare del regime: un tale scontro potrebbe vedere coinvolte anche truppe in un teatro allargato a tutto il 38° parallelo;
  • una guerra generalizzata contro la Corea del Nord da cui non rimarrebbero esclusi gli alleati e che potrebbe avviare un conflitto mondiale.

Pechino invita alla distensione

La Cina sta facendo in queste settimane da mediatore e da "paciere" tra le due parti, invitando alla moderazione gli Stati Uniti e facendo pressione sull'alleato nordcoreano per dissuaderlo dall'effettuare nuovi test nucleari.

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Pechino intende far ripartire il tavolo multilaterale in stallo da dicembre 2008 e che include la stessa Cina, le due Coree, Usa, Russia e Giappone. Ciò nonostante, prevedendo il peggio, le forze armate cinesi sono state allertate già da alcune settimane, e schierate ai confini con la Corea del Nord. Anche l'aviazione è stata mobilitata nei giorni scorsi.

Ma Pechino non dispone direttamente delle leve del potere nordcoreano e, benché possa attuare sanzioni economiche, non ha grande influenza sulle scelte di Kim Jong-Un. Dobbiamo ricordare che la Corea del Nord, checché se ne dica, non è uno stato vassallo della Cina e conserva una propria piena sovranità.

Il coinvolgimento di Giappone e Russia

Il Giappone e la Russia, al pari della Cina, sono anch'essi coinvolti direttamente nella partita coreana, quali grandi attori regionali confinanti con il teatro degli scontri. Il Giappone ha nei giorni scorsi preso parte con due cacciatorpedinieri alle manovre del gruppo d'attacco Carl Vinson.

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La Russia invece avrebbe schierato alcune unità militari lungo la breve striscia di confine lunga appena 17 chilometri che la separa dalla Corea del Nord. Nello specifico sarebbero stati inviati gruppi missilistici in direzione di Vladivostok, a 160 chilometri dal confine. #Esteri