Michele #Emiliano riceve un nuovo stop dal #csm (Consiglio superiore della magistratura) nella corsa alle primarie Pd. Carmelo Sgroi, sostituto Procuratore generale della Cassazione, ha annunciato l’apertura di un ulteriore procedimento nei confronti del governatore della Puglia per la violazione del divieto di iscrizione a partiti politici, che i magistrati sono obbligati a rispettare.

La difesa di Emiliano

Il legale di Emiliano, Armando Spataro, oltre a chiedere un rinvio, aveva elaborato una strategia difensiva che avrebbe coinvolto altri nove togati passati alla politica, chiamati a deporre come testimoni. Ma la sezione disciplinare del Csm ha respinto questa istanza, giudicandola “irrilevante”, accogliendo invece quella di rinvio, per la quale il processo riprenderà l’8 maggio – 8 giorni dopo le #primarie Pd.

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Emiliano tranquillo

Ripetendo il mantra comune a tutti quelli sotto indagine, anche Emiliano si dichiara “tranquillo”. “Sono le regole del processo, attendo serenamente il giudizio del Csm”, commenta alla stampa il candidato alla direzione del Partito Democratico. La notifica dell’iniziativa non è ancora stata inoltrata alla difesa, ma Sgroi spiega che “l’integrazione dell’incolpazione è un atto a garanzia della difesa”, in modo che venga istituito un solo processo che riguardi la partecipazione alle primarie Pd – per cui è necessaria l’iscrizione al partito, il punto focale della vicenda – e l’elezione a governatore della regione Puglia.

Gli “assimilabili” a Emiliano

Tra i nove che sarebbero stati chiamati a testimoniare in favore di Emiliano perché “in posizione assimilabile” secondo la difesa, ci sono altri esponenti proprio del Pd e del Governo, come Anna Finocchiaro, ora ministro per i Rapporti con il Parlamento, Cosimo Ferri e Domenico Manzione, sottosegretari, Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia, altri deputati e l’europarlamentare Caterina Chinnici.

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Il piano di Emiliano non era certo “dimostrare la correità” ma al contrario che l’impegno istituzionale di magistrati “è autorizzato e in atto da anni”, continua Spataro. In disaccordo il presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) Eugenio Albamonte, che rileva come sebbene alcuni abbiano ricoperto “ruoli istituzionali”, nessuno avesse puntato “alla guida politica di un partito”.