In vista delle amministrative e, soprattutto, delle politiche dell'anno prossimo - sempre che il Governo tenga, visti i rischi legati ad un voto anticipato, ipotesi rilanciata dopo il successo conseguito da Renzi presso i circoli degli iscritti al partito - il malumore dei deputati #Pd per la "intransigenza" del ministro #padoan sono sempre più forti.

In una riunione tenutasi ieri tra il ministro e il gruppo parlamentare democratico per illustrare le intenzioni del dicastero economico, è andato in scena un confronto surreale. Molti renziani temono che le misure contenute nel prossimo Def e nella successiva #Manovra possano sottrarre ulteriori voti al PD.

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Insomma la paura è quella di perdere le elezioni, a partire da un probabile insuccesso già nelle amministrative di giugno.

La manovra correttiva

La manovra correttiva dello 0,2% chiesta da Bruxelles sarà approvata poco dopo la presentazione del Documento di economia e finanza, e dovrà ottenere il disco verde entro il 10 aprile, ovvero prima delle primarie del giorno 30. Lo scontro tra Padoan e il PD è sulle privatizzazioni, che una parte del partito vorrebbe rinviare - se non eliminare - poiché rischierebbero di dismettere a prezzi scontati quote di Poste e Ferrovie (la Corte dei Conti si è pronunciata contrariamente alle dismissioni proprio oggi, segnalando invece l'urgenza del taglio del cuneo fiscale).

Ma Padoan, che non intende cedere sul fronte privatizzazioni, dal canto suo ritiene di poter ottenere più entrate dalla lotta all'evasione e dalla rottamazione delle cartelle esattoriali, oltreché dai tagli alle spese.

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L'aumento dell'Iva, al momento, sembra essere stato stornato.

Altro pomo della discordia è la riforma del catasto, ovvero della rendita degli immobili, osteggiata anche dal partito di Alfano, perché potrebbe comportare un aumento delle tasse ai proprietari di case. L'introduzione di una misura di questo genere alla vigilia delle elezioni - che pure serve a Padoan per "governare i conti" e ottenere l'approvazione di Bruxelles - si tramuterebbe in una sicura bocciatura elettorale. Investimenti, misure sociali e di contrasto alla povertà sono per ora solo un miraggio, anche se dovrebbero essere nelle intenzioni del Governo.

Procedura di infrazione

Il rischio per il Governo, qualora non venga approvata la manovra, è di incorrere nella procedura di infrazione per deficit eccessivo. Nella stessa manovra dovranno essere inseriti finanziamenti per la ricostruzione delle zone terremotate che, invece, non rientreranno nel computo del saldo strutturale.

Gli inviti pressanti a Padoan per avere maggiore flessibilità, si scontrano con l'urgenza di una manovra che, se non approvata, rischierebbe di far cadere sull'Italia una procedura di infrazione europea.

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Questi dissapori sono il segnale di una sfiducia crescente verso il ministro dell'economia da parte dei deputati della maggiore forza a sostegno dell'Esecutivo. Di questo passo, se tale clima proseguirà e il PD continuerà a dubitare della gestione dei conti pubblici da parte di Padoan, la possibilità che non si voti più nel 2018 sarà sempre più concreta, con buona pace di Gentiloni.

Intanto le amministrative sono alle porte e anche le primarie, decisive per il futuro del "rottamatore" Renzi. Sempre che non venga rottamato egli stesso.