Cresce il consenso per Renzi, deludono le mozioni di alternativa a Sinistra. Il voto dei circoli ha premiato senza ma e senza se il suo ex segretario. Con il 66,73% dei voti Renzi guarda i suoi sfidanti dall’alto lasciando loro le briciole: il 25,26% a Orlando, l’8,01 a Emiliano. Basterebbe analizzare solo il dato finale e confrontarlo con quello fuoriuscito dal Congresso 2013 (Renzi 45,34% davanti a Cuperlo 39,44%) per capire che non c’è stata mai partita. La base del #Pd ha premiato il suo leader più riconoscibile, restituendogli quell’aura da vincente venuta meno dopo il Referendum Costituzionale. Con questo risultato prevedibile (ma non scontato), Renzi si prepara ora a completare l’operazione ritorno con le primarie aperte ai non iscritti del partito.

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Un ultimo passaggio, quello cruciale, che farà da apripista allo start della campagna elettorale da candidato premier. Quello di Gentiloni, non è un mistero, resta un #Governo a tempo: il caos generato per l’elezione del presidente della commissione Affari Costituzionali in Senato, è solo l’antipasto.

La maggioranza trema

Fresco del plebiscito interno, Renzi ha fatto subito intendere di non ammettere distrazioni da parte del governo. La nomina dell’alfaniano Torrisi a svantaggio del dem Pagliari (arrivata grazie all’asse inedito tra Alternativa Popolare e tutte le opposizioni) ha sconquassato gli equilibri già precari della maggioranza. “Così caro Gentiloni non si può andare avanti” è stato il concetto più volte espresso da Renzi al premier. Quest’ultimo ha incassato il colpo e si è affrettato a convincere Alfano a intervenire in prima persona per scongiurare il peggio.

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Dopo l’iniziale tentennamento, il ministro degli Esteri ha chiesto a Torrisi di fare un passo indietro ma non di prima di aver accusato il PD di essere responsabile del pasticciaccio. Una situazione paradossale che rende bene l’idea dell’aria che si respira in Parlamento. L’instabilità regna sovrana ma favorisce chi, come Renzi, dalle retrovie può dirigere le operazioni preparando il terreno fertile per le elezioni anticipate. Altro che addio alla politica: l’ex sindaco di Firenze è pronto al rientro in prima linea.

Il giallo dell’intervista

Proprio il futuro politico di Renzi continua inevitabilmente a tenere banco nel dibattito politico. In un’intervista concessa al settimanale Panorama, l’ex premier avrebbe riferito al suo interlocutore di voler abbandonare le scene in caso di sconfitta: “Se perdo le primarie me ne andrò davvero”. Parole subito rimbalzate sui media nazionali e internazionali ma smentite da Renzi a stretto giro di posta: “Non l’ho detto e stavolta non l’ho mai pensato. Gli ho spiegato a pranzo (al giornalista Andrea Marcenaro ndr) perché non ho mollato e, a questo punto, non mollerò mai”.

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Il giallo dell’intervista ha risvegliato l’animo dei suoi detrattori, a cominciare da Michele Emiliano. “L’ego smisurato di Renzi non ha imparato la lezione - ha scritto sulla sua pagina Facebook - basta pizzicarlo un po’ che ‘l’Io Renzi’ viene fuori naturale”. Il governatore della Puglia non ha lesinato aspre critiche sulla trama, a suo dire, ordita dall’ex segretario a danno del premier Gentiloni. “Sta creando una strategia del terrore per rompere con il governo”. #Matteo Renzi