Una critica aperta e senza veli. Sigmar Gabriel, durante un’intervista pubblicata dal gruppo editoriale Funke, parla di un chiaro caso di “nepotismo” criticando, di fatto, il ruolo di consigliere affidato a Ivanka Trump nello staff di governo della Casa Bianca. La reazione del politico tedesco è avvenuta in seguito alla presenza della figlia del presidente americano al G20 women's summit a Berlino, a cui è stata invitata da Angela Merkel. La figlia del presidente è stata anche accusata, in un articolo pubblicato dall'Washington Post, di essersi arricchita alle spalle delle operaie cinesi.

Il punto di vista del ministro degli Esteri tedesco

Il ministro social democratico e vice cancelliere nel governo Merkel, durante l’intervista alla stampa, precisa il suo punto di vista riguardo alla famiglia Trump: “Per me ci sono cose che restano strane, come per esempio la visita di sua figlia in #Germania che è trattata in pratica come un avvenimento mondano, mentre il mix della politica con la famiglia e gli affari ricorda piuttosto il nepotismo e sarebbe da noi inimmaginabile”.

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L’affondo di Gabriel, ben conosciuto in Germania e all’estero per le sue rigide prese di posizione, continua affermando: “Mi infastidisce anche che membri della famiglia, mai stati eletti, sbarchino tutto un tratto come ospiti ufficiali di Stato e siano trattati praticamente come se facessero parte di una famiglia reale”. Il ministro degli Esteri tedesco ha alleggerito un pò le sue conclusioni, mostrando un maggiore fiducia nei confronti del leader americano in seguito al “miglioramento” avvenuto durante i primi cento giorni di presidenza Trump, anche se ha dichiarato che la situazione non è ancora positiva, ma sicuramente meno preoccupante rispetto all’inizio. Il vice cancelliere si è mostrato più diplomatico durante un’altra intervista rilasciata a Madsack, gruppo editoriale tedesco, dicendo di aver “sviluppato una buona relazione di #Lavoro” con il presidente statunitense, anche se ciò “chiaramente non esclude punti di vista differenti”.

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Il ministro tedesco e Trump si sono particolarmente scontrati su temi riguardanti le spese militari in seno alla Nato e sulle politiche del commercio.

Risate e critiche per la figlia del presidente durante il G20

Oggetto del G20 Women's Summit di Berlino è stato il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e dell’economia. Ma durante l'intervento di #Ivanka Trump in sala si sono scatenate critiche e risa, perché la 35enne imprenditrice americana si è pubblicamente schierata a favore del padre, difendendolo apertamente dall'accusa di avere scarso rispetto per le donne. Sotto i riflettori dei media, la consigliera americana ha risposto con garbo alle domande riguardanti suo padre e sulle accuse a lui rivolte, da più fronti, di essere dichiaratamente misogino: “Ho seguito le critiche che gli sono state lanciate dai media – ha affermato la Trump – ma credo che mio padre dia molta importanza al potenziale femminile, come possono testimoniare tutte le donne che hanno lavorato per lui”.

La bufera sul marchio First Daughter in Cina

Mentre la figlia del presidente era ospite al G20 di Berlino, il Washington Post ha pubblicato un articolo in cui si è messo in serio dubbio il ruolo di paladina della causa femminile di Ivanka.

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Le accuse lanciate dal quotidiano americano, il quale ammette che non sono state ancora provate, riguardano l’etichetta First Daughter, il brand di abbigliamento della Trump. La società di Ivanka si avvale del gruppo G-III Apparel per la produzione dei propri capi di abbigliamento in Cina. Il gruppo americano G-III Apparel gestisce la produzione anche per conto di altri marchi, tra i quali Calvin Klein, Guess, Tommy Hilfiger. Il caso è scoppiato in seguito al report redatto dagli ispettori del Fair Labor Association, in cui si parla di fabbriche manifatturiere cinesi in cui le operaie lavorano 80 ore a settimana, guadagnando meno di 250 dollari al mese. Il FLA ha riscontrato almeno altre due dozzine di violazioni agli standard internazionali di lavoro. Per Drew Harwell, autore dell’articolo sull’Washington Post, le conclusioni dell’ispezione sono: “Sguardo raro alle condizioni dei lavoratori della macchina della manifattura globale che ha aiutato a rendere il marchio della Trump un affare multimilionario". La società della Trump ha rifiutato di commentare l’ispezione della fabbrica.