Il primo turno delle presidenziali francesi ci regala un risultato che, se non inaspettato visti i sondaggi della vigilia, segna comunque un cambio epocale nella politica francese. Vanno infatti al ballottaggio Marine Le Pen, candidata del Front National, partito di estrema destra, con il 21,5% dei voti, ed Emmanuel Macron, candidato centrista ed ex ministro dell'Economia, con il 23,7% dei voti; due esponenti di movimenti politici che non hanno mai governato il Paese prima d'ora.

Prima di analizzare il risultato venuto fuori dalle urne è utile analizzare quello che è il contesto all'interno del quale si è andati al voto.

Pubblicità
Pubblicità

La #Francia negli ultimi due anni ha subito una serie di attentati terroristici, ultimo dei quali avvenuto a Parigi a tre giorni dalle #Elezioni e che potrebbe aver influito sul comportamento degli elettori, il Paese vive in stato d'emergenza da più di un anno e mezzo e con la paura continua per possibili nuovi attentati. A ciò si aggiungono quelli che sono gli effetti della crisi economica del 2008, dell'ondata anti-UE e del riemergere del nazionalismo che stanno caratterizzando il continente europeo. Inoltre una serie di scandali hanno travolto i partiti tradizionali e in particolare hanno azzoppato la candidatura del repubblicano Fillon, uscito sconfitta da un'elezione che veniva considerata imperdibile alla vigilia.Ad avvantaggiarsi di questo clima è stata la candidata dell'estrema destra Marine Le Pen che, con i suoi discorsi incentrati sul tema della sicurezza, contro l'Unione Europea, sulla chiusura delle frontiere e il pericolo del fondamentalismo islamico, ha fatto leva sulle paure dei cittadini francesi per raggiungere questo importante risultato.

Pubblicità

La fine del bipolarismo

Ma il risultato più significativo di queste elezioni francesi è la fine del bipolarismo e la crisi dei partiti tradizionali; in particolare il candidato socialista Benoit Hamon ha raccolto solo il 6% dei voti, una sconfitta storica per il partito socialista francese, perdendo voti sia a favore del candidato centrista Emmanuel Macron sia a favore di Melenchon, a sua volta "sorpresa" di queste elezioni. Il candidato dell'estrema sinistra ha infatti raccolto più del 19% dei voti, con una proposta politica diametralmente opposta in alcuni punti a quella della candidata del Front National, soprattutto sul tema dell'immigrazione, avendo però anche lui una posizione molto critica nei confronti dell'UE, proponendo una rinegoziazione dei trattati e non escludendo, in caso di fallimento di questi, una possibile uscita dall'UE. Melenchon è riuscito a intercettare buona parte dei voti di un partito socialista totalmente in crisi, sia a causa del cattivo giudizio sulla presidenza Hollande, sia per una perdita d'identità che caratterizza tutti i partiti socialisti del vecchio continente, che appiattitosi su una linea centrista e adeguatisi totalmente ai dogmi neoliberisti, hanno ormai perso il contatto con quella che era storicamente la base del loro consenso.

Pubblicità

Verso il ballottaggio

La sconfitta del tradizionale bipolarismo francese, che caratterizzava la Francia da 60 anni, mostra come in questo momento di crisi vi sia una forte disaffezione dei cittadini nei confronti di quelle che sono le istituzioni e i partiti tradizionali e come le opzioni viste come antisistema, a prescindere se lo siano o meno, vengano premiate. Detto dell'exploit delle forze cosiddette populiste, da un lato Le Pen, dall'altro Melenchon, ad arrivare al ballottaggio con i favori del pronostico è il candidato centrista Macron che invece ha puntato la sua campagna elettorale mettendo al centro il sostegno all'UE e cercando di rassicurare i mercati e le banche contro la deriva populista. Al ballottaggio del 7 maggio Macron arriva da favorito assoluto, infatti, subito dopo la chiusura delle urne, sia i socialisti che i repubblicani hanno dato indicazioni di voto a favore del candidato centrista per arginare il pericolo della vittoria dell'estrema destra. Se questa operazione funzionerà ce lo dirà soltanto il voto dei cittadini francesi, certo è che nel 2002, ovvero la prima e fino a ieri unica volta che il Front National riuscì ad arrivare al ballottaggio, il costituirsi di una coalizione anti Front National fece sì che al ballottaggio Chirac vinse con l'82% dei voti. Le condizioni questa volta sono diverse, il fatto che la partita si giochi, più che su una frattura destra/sinistra, su una frattura popolo/élite, dove è Macron a rappresentare l'uomo dell'élite, potrebbe generare delle sorprese, come già successo con la Brexit e l'elezione di Trump.