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Sta scatenando una vera e propria bufera politica l’inchiesta del giornalista Emanuele Bellano dal titolo ‘L’Unità immobiliare’, mandata in onda lunedì 10 aprile dalla trasmissione di #rai 3 #report. Nel servizio, un testimone rimasto anonimo rivela il presunto ‘scambio politico’ tra il salvataggio del quotidiano fondato da Antonio Gramsci da parte della Pessina Costruzioni e l’ottenimento in favore di quest’ultima di appalti per centinaia di milioni di euro, anche dall’Eni. Il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, il cui nome salta fuori più volte nel ruolo di ‘mediatore’, ha già annunciato querela contro il programma condotto da Sigfrido Ranucci, ma anche nei confronti del Fatto Quotidiano, che si era semplicemente permesso di anticipare la notizia dell’inchiesta poi mandata regolarmente in onda dalla Rai.

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Querela multipla in arrivo anche dalla Pessina.

Ora, probabilmente travolti dalle proteste dei loro danti causa politici, i consiglieri di viale Mazzini, annunciano in maniera bipartisan la convocazione di un Cda, per giovedì 13 aprile, in cui si dovrà valutare l’opportunità di mantenere la copertura legale a protezione di Report. E il berlusconiano doc, Maurizio Gasparri, invece di esultare per i guai dei presunti rivali, adombra l’esistenza di un patto tra M5S e il dg Rai Antonio Campo Dall’Orto (renziano ndr). Pentastellati che, con Luigi Di Maio, annunciano un ricorso in procura per verificare la sussistenza di reati da parte dell’accoppiata Pd-Pessina.

Le dichiarazioni dei consiglieri Rai

Franco Siddi, eletto in Cda Rai in quota Pd, afferma che “in certe materie, e mi pare anche in questa, credo ci siano in giro molti avvelenatori di pozzi.

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Spero che non abbiano infettato Report”. Gli fa eco un altro consigliere renziano, Guelfo Guelfi, convinto del fatto che “ci ritroviamo con una Rai in cui i conduttori vogliono influenzare i partiti”. E poi, lancia una velata minaccia: “È auspicabile che il Cda se ne occupi”. Fin qui tutto normale, senonché, a dar man forte, ai portabandiera Pd, arriva persino Arturo Diaconale, consigliere di specchiata fedeltà berlusconiana. Diaconale si augura che la libertà garantita dalla Rai ai giornalisti che collaborano con lei “non abbia portato a degli errori di diffamazione, rispetto ai quali ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”.

Alle bordate bipartisan dei consiglieri della tv pubblica, si aggiunge l’offensiva di Michele Anzaldi, renzianissimo membro della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. “Mi sembra che Report abbia costruito un castello di carta” fondato su “dichiarazioni anonime palesemente diffamatorie”, riferisce Anzaldi alle Agenzie. A scagliarsi contro gli opachi rapporti tra Unità e Pessina è, invece, Luigi Di Maio. “Vent'anni fa c'era tangentopoli, oggi c'è #Renzopoli: un sistema di potere con cui Renzi ha bloccato il paese per tre anni”, accusa il candidato premier in pectore grillino durante una conferenza stampa in Senato.