L'Italia si avvicina alle zone nobili della classifica per la libertà di stampa. L'informazione made in Italy scala ben venticinque posizioni, passando dal 77esimo al 52esimo posto nella speciale graduatoria stilata da Reporters sans Frontieres. Un balzo in avanti dovuto soprattutto all'assoluzione di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti nel processo Vatileaks. Può dunque sorridere il giornalismo italiano, anche se la situazione continua a non essere confortante.

L'Italia sale, Grillo "scende"

Reporters sans Frontieres smorza subito gli entusiasmi per le posizioni guadagnate, sottolineando che in Italia permangono problemi che minacciano la libertà di stampa.

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Tra questi l'organizzazione di reporters indipendenti cita l'effetto di "politici come Beppe Grillo che non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che danno loro fastidio". Un'accusa grave per #Beppe Grillo, che da diverso tempo ha intrapreso la crociata contro "l'informazione di regime", autoproclamandosi difensore dell'informazione trasparente. In questo paradosso a cinque stelle il leader dei grillini è accompagnato da i suoi due luogotenenti - Di Maio e Di Battista- che sul web non lesinano accuse ai giornali italiani.

Specchio riflesso

Con la critica ai modi troppo duri di Beppe Grillo, Rsf assume i connotati dell'arma a doppio taglio per il #movimento 5 stelle. Infatti, fino a non molto tempo fa il popolo grillino si riuniva sotto la bandiera dell'informazione libera, usando la classifica di Reporters sans Frontieres come testa d'ariete per sfondare gli avamposti del giornalismo italiano.

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Una stampa troppo assoggettata al potere politico era, secondo il Movimento 5 Stelle, il motivo principale del 77esimo posto dell'Italia per la libertà d'informazione. Oggi ,invece, è la stessa organizzazione di reporters indipendenti che chiarisce bene i problemi del giornalismo made in Italy.

Pressioni politiche e minacce

Nel capito dedicato all'Italia, RsF individua nelle minacce della criminalità organizzata il principale pericolo per la libertà di stampa. Nei casi più gravi le intimidazioni hanno portato alcuni giornalisti a vivere sotto scorta. Alle minacce della criminalità si aggiungono poi le pressioni esercitate dalla politica, che spingerebbero i giornalisti all'auto-censura. Infine, Rsf individua un'ulteriore ostacolo alla libera informazione nel disegno di legge che prevede pene che vanno dai 6 ai 9 anni di carcere per chi diffama un funzionario pubblico, #libertàdistampa