La commissione nazionale del #Pd certificherà i dati definitivi delle primarie del partito nella giornata di domani, mercoledì 3 maggio. L’unica certezza è che #Matteo Renzi ha ottenuto circa il 70% delle preferenze (1.283.000 voti), contro il 19,5% di Andrea Orlando (357 mila voti, ma gli orlandiani contestano al rialzo la cifra) e il 10,5 di Michele Emiliano (198 mila le preferenze raccolte dal governatore pugliese). Dunque, Renzi, rispetto al 1.895.000 voti rastrellati nel 2013, ne perde più di 600 mila. Intanto però, come riporta Alessandro De Angelis su Huffington Post, il Pd ha comunicato ufficialmente i numeri dell’affluenza: 1.848.658 votanti, 957 mila in meno rispetto ai 2.805.695 registrati nel 2013.

Pubblicità
Pubblicità

Il 34%, praticamente un terzo in meno, rispetto alla sfida tra Renzi, Cuperlo e Civati. Ma anche una cifra di molto inferiore rispetto agli oltre 2 milioni vantati ad urne ancora calde. Il sempre informatissimo De Angelis, “interpellando più fonti delle varie mozioni”, come dice lui stesso, è venuto comunque in possesso dei dati regione per regione che dovrebbero rivelarsi attendibili.

Renzi stravince al Centro-Nord, ma crolla la partecipazione

Cominciamo con l’analisi del voto delle primarie Pd nelle cosiddette Regioni Rosse, vera e propria cartina di tornasole dei rapporti tra la classe dirigente Dem e il suo popolo. In Emilia Romagna, dove Renzi ha vinto per distacco, si sono registrati il 47% in meno di votanti, passati dai 405.505 del 2013 ai 216.000 mila circa del 2017.

Pubblicità

Nella ‘sua’ Toscana la picchiata è partita dai 393.513 partecipanti delle precedenti primarie per fermarsi a 210.897, anche se l’ex premier ha ottenuto un lusinghiero 79%. Stesso discorso per le Marche (da 93.486 a 47.350, meno 49,4%, con il 78% per Renzi) e per l’Umbria (da 71.176 a 40.562: meno 43% con la ‘mozione Renzi’ addirittura all’80%).

Passiamo ad analizzare i dati città per città di quelle che anche De Angelis definisce ‘roccaforti Rosse’. A Firenze, capitale naturale del renzismo, il numero dei votanti cola a picco del 47,4% (da 112.966 a 59.210). Stessa musica, meno 45%, anche a Bologna (da 97.900 a 54.000) e a Reggio Emilia (da 55411 a 30096). Un po’ meno preoccupanti le percentuali di affluenza al Nord. Il peggiore è il Veneto con 177.621 votanti rispetto ai 90.000 del 2013 (48% in meno). Segue il Piemonte con un calo del 46% (da 164.578 a 90.285), il Friuli Venezia Giulia (da 46.928 a 25.536 votanti con il 45,6% in meno), la Liguria (da 81.870 a 47.92, con un calo del 41,4%) e, infine, la Lombardia che con il suo meno 40,1% (da 377.806 a 226.377) è la regione del Nord che fa registrare la minore fuga di simpatizzanti dai gazebo.

Pubblicità

Al Sud aumenta la partecipazione in Puglia e Basilicata

A salvare i numeri e la faccia del Partito Democratico, oltre che di Michele Emiliano che strappa metà dei suoi voti in Puglia, è il Sud del paese. Dati in controtendenza rispetto al Centro-Nord con affluenza addirittura in crescita in certi casi. In Puglia, appunto, si passa dai 123.000 voti del 2013 ai 151.000 del 30 aprile (più 23%), con Emiliano primo al 54%. Stesso discorso per la Basilicata dove si passa da 32.541 a 41.000. In calo, invece (anche se non in maniera così netta come nel resto del paese), Calabria (da 89.580 a 70.000), Sicilia (da 128.992 a 110.000) e Campania ( da 192.463 a circa 151.000). Discorso a parte, per chiudere, va fatto per la città di Salerno, territorio controllato dall’ex sindaco e attuale presidente della Regione Vincenzo De Luca. Nel cilento il 90% dei 6300 voti espressi è andato in favore di Renzi. #primarie Pd