In occasione della trasmissione CartaBianca di Raitre di questo martedì 9 maggio è intervenuto il professor Romano Prodi, che è stato intervistato dalla conduttrice Bianca Berlinguer. Oltre a diverse riflessioni sulla recente vittoria di Macron alle elezioni presidenziali francesi, l'ex Premier si è soffermato anche molto sulla politica italiana; ecco che cosa ha detto.

'Con proporzionale se andrà bene ci sarà un Governo di coalizione debole con 12 partiti come fu il mio'

Sulla domanda se il #Pd ha ancora delle prospettive nella prossima fase, Prodi ha detto: "Il PD ha ancora molte prospettive perché è ancora il partito più strutturato e con una forza politica maggiore, poi ovviamente la sua capacità di attrazione sugli elettori dipende molto dalle scelte che fa.

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Nella democrazia di oggi i "fatti" contano di più rispetto alla democrazia di ieri in cui contavano di più i principi e le grandi discussioni sistemiche. L'elettore oggi è mobilissimo e segue la concretezza delle decisioni prese, l'elettore medio non ama il dibattito interno ai partiti, il che a me dispiace: io stesso sono nato con un'idea di democrazia in cui nei partiti si discuteva fra le correnti e le diverse idee, poi alla fine si componeva una maggioranza. Oggi l'elettore alla fine vuole un'autorità, è una strana involuzione. Diventa difficile comporre questo desiderio di autorità con la necessità di dare dei risultati concreti".

Cosa posso imparare le forze di centrosinistra italiano dalla vittoria di Macron in Francia? "Di essere progressiste ed europeiste. La gente ha bisogno di un programma preciso e chiaro.

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Se noi abbiamo una #legge elettorale che premia lo spezzettamento dei partiti, non vi ritroverete con un Governo con 12 partiti come fu il mio secondo, ma con un Governo che ha 40 partiti: questa è la verità. Dobbiamo capire come stanno le cose. C'è interesse a comporre le forze o a scomporle? Si sta andando verso il sistema proporzionale che scompone le forze: se andrà bene si va verso un Governo di coalizione come fu il mio del 2006 con 12 partiti ma che era estremamente debole".

'Serve sistema elettorale con collegio uninominale totale'

Quale legge elettorale preferirebbe Prodi per evitare uno scenario del genere? "Servirebbe un sistema con collegio uninominale totale. Ci sono 630 deputati? Bene, facciamo collegi da circa 90-95 mila abitanti ciascuno, così tutti gli elettori avranno la possibilità di conoscere bene il proprio candidato e votare quello di fiducia. Il collegio uninominale è l'unico che dà sovranità all'elettore in questo quadro di spappolamento dei partiti. Così si eleva anche il livello della rappresentanza e si può avere una maggioranza se un partito avrà la capacità di proporre non dei fedelissimi che obbediscono ma invece persone che sappiano vincere la battaglia elettorale".

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'Chi fa Governo di sinistra-destra non è di centrosinistra. Governo con partiti che la pensano diversamente? Paralisi'

Sulla domanda se il PD dovrebbe rifare un centrosinistra, tipo il vecchio Ulivo, o invece valutare dopo le elezioni di fare un Governo con chi ci sta (compreso #berlusconi), Prodi ha risposto: "Se un partito si chiama di centrosinistra allora farà un governo di centrosinistra, se invece fa un governo di sinistra-destra non è più un partito di centrosinistra; è vero che di fronte alla possibile frantumazione di cui parlavo prima un partito può essere costretto a qualsiasi tipo di Governo, ma allora è una tragedia, perché facendo un Governo con partiti che la pensano diversamente su temi fondamentali ci sarebbe la paralisi".

Vale la pena per il PD fare l'alleanza con Berlusconi pur di tenere i 5 Stelle lontani dal Governo? "Uno deve fare i conti: se parte dicendo che si allea con Berlusconi riesce a tenere tutti i voti della sua base? Non lo so. Io farei questo discorso prima di prendere una decisione del genere. La politica si gioca sui programmi e non su alleanze in cui la gente non capisce per chi vota. Io ho battuto Berlusconi due volte senza mai fare aperture a un Governo con lui, in quel caso era chiaro per chi votavano i cittadini. Oggi si rischia di essere condannati a un Governo oscillante che non può prendere decisioni. Invece abbiamo bisogno di dare coraggio e speranza ai giovani. Se dopo le elezioni impieghiamo mesi per decidere le alleanze il Governo che arriva che coraggio può dare ai giovani in termini di ripresa e come li rianima? Il paese ha bisogno di una psicologia e del senso della sfida, mentre delle lunghe trattative post-elettorali sarebbero sfibranti per tutti".