In Italia ci siamo lasciati alle spalle le primarie del Partito Democratico, con la vittoria di Matteo Renzi, e ben presto ci si preparerà alle elezioni amministrative in un migliaio di comuni. L’appuntamento alle urne sarà fissato all’11 giugno per le votazioni relative al sindaco e alla giunta di 1.027 tra città e paesi da nord a sud della penisola. Quest’anno non avremo le elezioni politiche, come sta accadendo in Francia, con la sfida giunta adesso al ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. In attesa di conoscere l’esito di questo duello avvincente, alla chiusura dei seggi il 7 maggio, e il nome del neo presidente transalpino, che sarà uno tra l’ex ministro dell’economia dell’industria e del digitale del partito En Marche! e la leader di estrema destra Front National, vi parliamo del referendum del 28 maggio.

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Nei giorni scorsi è arrivata una conferma a tal proposito, vediamo cosa è stato deciso dalla Suprema Corte di Cassazione sulla consultazione popolare di questa primavera.

Cancellato il referendum abrogativo, non si voterà a maggio

Negli ultimi giorni del mese di aprile è arrivata la sospensione immediata delle operazioni concernenti i due referendum abrogativi di cui in realtà non si era parlato molto, tant’è che molti italiani non sanno neppure l’esistenza. La Suprema Corte di Cassazione ha deciso di annullare le consultazioni popolari in merito alle disposizioni sul lavoro accessorio, più semplicemente #voucher, e alle disposizioni restrittive della responsabilità solidale a proposito di appalti. Dopo questa decisione da parte dell’Ufficio Centrale, arrivata soltanto dopo la conversione in legge del decreto n° 25/2017 lo scorso mese di marzo, con il quale il #Governo ha stabilito la cancellazione delle norme su cui vertevano i quesiti referendari, è stato stabilito lo stop al referendum.

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Un referendum fantasma

Era già nell’aria la sospensione, annunciata soltanto pochi giorni fa, quando ai comuni delle prefetture è stata data comunicazione di bloccare le procedure che avrebbero portato alle urne tra qualche settimana. Quello che molti hanno definito un referendum fantasma non ci sarà più. La sua uscita di scena porterà comunque il mondo politico a rivedere le regole per la gestione dei lavori brevi e la catena delle responsabilità negli appalti. Si tratterà un lungo dibattito che terrà impegnati i parlamentari non certo per poco tempo. Prima di lasciarvi, invitandovi a seguirci per ricevere altre news sulla politica, ricordiamo che la data del referendum era stata decisa dal consiglio dei Ministri a metà marzo, pubblicato successivamente anche in Gazzetta Ufficiale. #referendum 28 maggio