Ve li ricordate i venti direttori dei musei, tra cui sette stranieri, nominati nell'agosto di due anni fa dal ministero dei Beni Culturali? Ebbene due ricorsi e due sentenze del #Tar del Lazio piombano sul terreno della politica e fanno traballare l'impianto di tutta l'operazione.

5 musei senza direttori

Tutta l'operazione messa in discussione "a causa di procedure di selezione", scrivono i giudici, viziate in più punti riguardanti i criteri di valutazione dei candidati ammessi. Il fatto che certi colloqui fossero fatti a porte chiuse e che la stessa scelta dei sette direttori stranieri non fosse praticabile secondo una norma sui dirigenti pubblici.

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La decisione del Tar del Lazio di bocciare la nomina dei cinque direttori dei musei, sarà impugnata davanti al Consiglio di Stato. Ad annunziarlo lo stesso Ministro Franceschini che ha promosso il bando internazionale per la scelta della guida dei 20 super musei italiani, tra cui quello di Mantova, Modena, Taranto, Napoli e Reggio Calabria, colpiti ora dal provvedimento dei giudici.

Il Tribunale Ammistrativo accogliendo il ricorso di due concorrenti esclusi, mette dunque in discussione le procedure stesse di selezione. Il Ministro Franceschini reagisce così: "mi chiedo che figura farà il nostro paese di fronte al resto del mondo. La riforma dei musei italiani e la selezione internazionale dei direttori pubblicata sul "The Economist", ha fatto discutere il mondo della cultura ed ha avuto apprezzamenti ovunque ed è originata da una norma di legge del cosiddetto Decreto "art bonus", che ha individuato questa procedura particolare dei direttori dei musei.

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All'attacco il M5S

Interviene anche l'allora Presidente del Consiglio che rivendica orgoglioso di aver dato ai più bravi la possibilità di concorrere alla direzione dei musei italiani, patrimonio mondiale dell'umanità. Inoltre Renzi si rammarica piuttosto di non aver cambiato i Tar scrivendolo su un tweet e dice, "non possiamo più essere considerati una Repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso". D'accordo anche il Ministro della Giustizia Orlando affermando che "i Tar andrebbero cambiati senza demonizzarli, ma andrebbe precisato meglio quali sia i loro ambito di competenza, perché molte volte entrano in scelte che dovrebbero essere di competenza esclusiva della politica".

Ma i giudici si difendono, "le Istituzioni" avvertono "rispettano i Magistrati chiamati semplicemente ad applicare le leggi, spesso poco chiare e incomprensibili. Se si vogliono aprire le porte all'Europa, bisogna cambiare le norme e non i Tar". All'attacco anche i 5 Stelle che denunciano "si tratta di una figuraccia dell'Italia davanti al mondo, fatta a causa di Franceschini e dell'allora Presidente del Consiglio".