Conservatori vincitori senza corona. Si possono riassumere così i risultati delle elezioni svoltesi ieri, giovedì 8 maggio 2017, in Gran Bretagna. Importanti i temi che hanno pesato sulle #Elezioni nella terra di Elisabetta II. La #Brexit in primis, l’indipendenza scozzese e naturalmente il problema attentati, che si è fatto sempre più grande e ovviamente pauroso nell’ultimo mese. Proprio il terrorismo potrebbe aver dato una sterzata inaspettata a queste consultazioni, facendo vacillare le sicurezze di #theresa may; succeduta quasi un anno fa a Nicolas Cameron sia come premier, sia come leader del partito Conservatore.

In effetti, dopo gli attentati di Manchester del 22 maggio e di Londra di sabato 3 giugno scorso, le intenzioni di voto britanniche sono cambiate, vedendo un ritorno in auge del Partito Laburista.

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La leadership dei conservatori in termini relativi non è mai stata messa in discussione, ma di certo è andato a svanire il sogno della maggioranza bulgara che la May probabilmente si aspettava quando ha indetto elezioni anticipate.

Risultati

La maggioranza relativa, come anticipato, è andata ai conservatori di Theresa May che hanno conquistato 318 posti in parlamento, 42,5% del totale, perdendo 12 deputati. Niente maggioranza assoluta dunque. Vincitori morali i Laburisti di Jeremy Corbyn che raggiungono il 39,38% e 261 seggi, 31 in più della precedente consultazione.

Perdono parecchio anche gli Indipendentisti scozzesi. Per il partito della Sturgeon, terza forza parlamentare, i seggi sono 35; 19 in meno della precedente consultazione. Al quarto posto i Liberal Democratici di Tim Ferron, che conquistano 12 seggi e quindi 3 in più rispetto alle scorse elezioni.

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Proprio i Liberal potrebbero fornire alla May i voti mancanti per la formazione di un governo, anche se le posizioni europeriste del partito di Ferron non fanno ben sperare in questa ipotesi.

Anche il Partito Unionista Democratico di Arlene Foster potrebbe aiutare la May con i suoi 10 seggi. In questo caso sono proprio le posizioni antieuropeiste del PUD a poterli avvicinare ai conservatori. Il resto dei seggi si disperde tra partiti minoritari: 7 per Sinn Fein, il partito repubblicano di matrice irlandese; 4 per i gallesi di Plaid Cymru; 1 per i Verdi e 1 indipendente. I Laburisti e gli Unionisti dell’Ulster rimangono fuori dai giochi, così come lo UKIP.

Possibili scenari

Il risultato delle elezioni consegna un parlamento seriamente a rischio ingovernabilità. La May, come anticipato, non ha la maggioranza necessaria di 326 parlamentari. Un’alleanza con i Liberali porterebbe ad un governo con numeri stretti (330 seggi); ma viste le posizioni politiche dei due partiti, come anticipato è altamente improbabile.

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Ancor più improbabile una triplice alleanza con Liberal e Unionisti. Garantirebbe invece una maggioranza lievemente più risicata di quella con i Liberal (328 seggi), un’alleanza tutta al femminile May-Foster.

Altamente improbabile anche un governo di minoranza, che dovrebbe mettere insieme quasi tutte le forze del parlamento, tranne ovviamente i conservatori, per arrivare a una maggioranza; risultando estremamente eterogeneo.