Il New York Times ha pubblicato una lunga lista di affermazioni-bugia, con tanto di data a partire dal 20 gennaio, fino all'ultima del 21 giugno 2017, riconducibili tutte a Donald #Trump. L'iniziativa, senza precedenti, è davvero molto coraggiosa. A corredo delle affermazioni false che il #presidente americano ha pronunciato sin dal giorno in cui si è insediato il 20 gennaio, ci sarebbe un grafico per illustrare e aiutare a capire l’andamento delle bugie.

Prima bugia

Il quotidiano osserva che, nella storia americana, nessun presidente ha mai passato tanto tempo a raccontare cose non vere, prima tra tutte le bugie, quella su Barack Obama: non è nato in America.

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E probabilmente, sottolinea il quotidiano, è proprio grazie a questa bugia che Trump è riuscito a fare la scalata politica. Una propensione, la sua, discussa anche nel Russiagate, nel quale James Comey, ex direttore dell’Fbi ha denunciato le "bugie" del presidente sotto giuramento.

Una bugia al giorno

Secondo il #New York Times, Trump sta provando a creare intorno a sé un’atmosfera in cui la realtà non è importante. Trump, secondo il quotidiano, avrebbe detto almeno una bugia o qualcosa di non vero ogni giorno, dal 20 gennaio al primo marzo. Negli ultimi 113 giorni ne avrebbe dette 74. Ci si salva dalle bugie del presidente quando non è connesso su Twitter, oppure quando trascorre giorni di vacanza in Florida, nella sua residenza di Mar-a-Lago o ancora quando è concentrato nel gioco del golf.

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Bugia sulle date

Pronto a cambiar bugia in base alle situazioni - secondo lo stesso giornale - in campagna elettorale definì la Cina paese manipolatore di valuta, poi ha cambiato idea ritenendo che Pechino abbia smesso di comportarsi male. Ma se andiamo a rileggere le date della presunta svolta cinese ci accorgiamo che cambiano continuamente: forse è avvenuto il 21 aprile o forse il 29-30 o forse anche il primo o il 4 maggio quando ha iniziato concretamente a parlare di manipolazione della valuta.

Cosa pensano gli americani

Trump continua a mantenere il sostegno e la simpatia della maggior parte dei votanti e della leadership repubblicana al Congresso, ma sta pagando anche il prezzo delle sue bugie, afferma il New York Times concludendo. I sondaggi dicono che il 60% degli americani è convinto che Trump non sia proprio tanto onesto, un valore in crescita rispetto al momento del suo insediamento, che era stato registrato al 53%.