In seguito ad un emendamento presentato dal Partito Democratico - ma sostenuto da centristi, Forza Italia e altre forze minori - torna di attualità la proposta di imporre la cancellazione dei contenuti ritenuti sgraditi. Una proposta che nel 2015 Stefano Rodotà aveva bacchettato come "pericolosa per la democrazia". Anziché chiedere di rettificare un contenuto, la norma ne prevede direttamente la cancellazione, senza fare ricorso alla magistratura, ma solo con una facile richiesta al Garante della privacy. Una normativa contro la quale le testate giornalistiche più piccole ed i blogger indipendenti, che non dispongono di un ufficio legale né di ingenti mezzi economici, difficilmente potranno opporsi e far valere i propri diritti, nemmeno quando le richieste di cancellazione saranno evidentemente irragionevoli.

Pubblicità
Pubblicità

Politica e potenti vogliono proteggersi dal web

Una norma quasi identica era già stata approvata in prima lettura al Senato quattro anni fa, nel contesto della legge Costa sulla diffamazione, ma dopo le polemiche scaturite in rete e nel mondo dell'#informazione, non riuscì ad ottenere il via libera dalla Camera dei Deputati. Ora il "bavaglio" torna di attualità, grazie ad un emendamento della senatrice Rosanna Filippin del #Partito Democratico, che ha rilanciato un testo molto simile a quelli presentati in precedenza da tutti gli altri partiti, ad eccezione del M5S, Sinistra Italiana e Articolo1-Mdp.

Cosa dice il testo

La nuova regolamentazione prevede che, oltre al diritto di pretendere la rettifica o l'aggiornamento di quanto viene sostenuto in un articolo ritenuto lesivo dei propri diritti e della propria immagine, la persona interessata possa avanzare al Garante della Privacy la richiesta di eliminare un contenuto pubblicato, e di sottrarlo all'indicizzazione dei motori di ricerca.

Pubblicità

Una procedura decisamente arbitraria, che esclude l'intervento di un tribunale atto a stabilire se la notizia in questione sia effettivamente falsa e diffamatoria o meno, come invece avviene oggi. Il rischio concreto è che la legge sia utilizzata come arma per fare sparire dalla rete qualsiasi contenuto "scomodo". Una sorta di "#censura preventiva", come l'ha definita Federico Mennella, segretario dell'associazione "Ossigeno per l'informazione", che offre sostegno ai giornalisti oggetto di minacce e tentativi di intimidazione.

Con la scusa delle bufale vogliono minare la libertà della rete

Secondo Mennella, la lotta alle fake news sta sconfinando nella censura: "la norma propone di eliminare notizie false e lesive, ma chi stabilisce che siano effettivamente tali?". Secondo "Ossigeno", se entrerà in vigore la normativa, ci saranno serie conseguenze per la libertà di informazione, e il Garante della Privacy sarà inondato di richieste di rimozione di contenuti da parte di politici e società.

Pubblicità

E mentre le grandi testate giornalistiche dispongono degli strumenti necessari per opporsi alle richieste irragionevoli, i piccoli giornali e i blogger, nella maggioranza dei casi, saranno costretti ad adeguarsi.