Il deputato ucraino Andrij Antonisciak è stato interrogato per 6 ore nella Procura di Milano al riguardo del paramilitare italo-ucraino #Vitaliy Markiv, accusato dagli inquirenti italiani di omicidio volontario del fotografo freelancer italiano Andrea (Andy) Rocchelli, del suo interprete russo Andrej Mironov e gravi lesioni per ferimento con armi da fuoco del cronista francese William Reguelon.

La morte del fotografo Andrea Rocchelli nel Donbass

I fatti risalgono al 24 maggio 2014, l’auto su cui viaggiavano Rocchelli, Mironov e Reguelon è stata prima colpita dai tiro diretto dei mortai e poi è stata mitragliata. L’unico sopravvissuto, Reguelon, non ha alcun dubbio che il fuoco che li ha colpiti era filo-ucraino, cioè proveniente dalle postazioni delle Forze Armate Ucraine (VSU) e dei paramilitari filo-governativi ucraini che affiancavano i militari regolari governativi ucraini.

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Il massacro è avvenuto in pieno giorno e a distanza ravvicinata con l’intento di colpire per uccidere. Come hanno appurato investigatori italiani, Vitaliy Markiv quel giorno era al comando della batteria che si era appostata sulla collina Carachun che dominava l’intera area. Sarebbe stata quella stessa batteria ad aver sparato contro l’auto di Andrea Rocchelli e compagni di viaggio. Secondo alcune fonti italiane, Markiv avrebbe detto all’epoca dei fatti, che la zona presidiata dalla sua unità dei paramilitari era inavvicinabile e che “si sparava a tutto ciò che si muoveva”.

Il profilo del presunto assassino

Markiv, classe 1989, originario della città di Ternopil (#ucraina Occidentale), era giunto in Italia all’età di 13 anni, insieme con la madre divorziata e con la sorella. La madre si risposa con un italiano residente a Tolentino del Trento e cosi al raggiungimento della maggiore età Markiv acquisisce la cittadinanza italiana.

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Dopo i lavori saltuari, parte per Kiev dove si distingue durante i disordini su Maidan nel 2014, poi si arruola alla Guardia nazionale ucraina e, come comandante di un’unità dei paramilitari parte per Donbass dove partecipa ai cruenti combattimenti contro milizie indipendentiste filo-russe. Ha il nome di combattimento “italianez”, “l’italiano”.

Nonostante le numerose promesse del governo Renzi, e le rassicurazioni dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, di far piena luce sull’omicidio a sangue freddo di Andrea Rocchelli, garantendo la piena collaborazione del governo ucraino, in tre anni non si è fatto nulla. Le autorità ucraine, malvolentieri, dopo innumerevoli rinvii e lungaggini burocratiche, si sono limitate a rilasciare a contagocce le informazioni di poco conto, completamente insignificanti per le indagini in corso e senza indicare i colpevoli dell’assassinio. Il salto di qualità hanno fatto i ROS i quali, a quanto pare, avrebbero intercettato le telefonate di Markiv mentre si trovava ancora in Ucraina.

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Giunto per vacanza in Italia, è stato arrestato all’aeroporto di Bologna lo scorso 30 giugno. Lo scorso 5 luglio hanno avuto incontro nel carcere con l’imputato, il cui contenuto è rimasto top secret, al console ucraino a Milano, Roman Goriainov, e il viceconsole, Eugenio Mizchevuc. A quanto si è appreso, l’Ucraina pagherà la difesa del miliziano.

Ora è arrivata la svolta: in Italia, per farsi interrogare come persona informata sui fatti, è arrivato volontariamente il deputato della Verkhovna Rada (Parlamento ucraino) il deputato Andriy Antonisciuk, il quale è stato interrogato per 6 ore dalla Procura di Milano. Il deputato è curatore del battaglione dei paramilitari ucraini Kulcizkij, dove prestava il servizio militare Vitaliy Markiv. Antonisciuk hon ha rivelato il contenuto dell’interrogatorio, ma ha dato una sua visione in merito alla vicenda.

Il deputato ucraino si scaglia contro inquirenti italiani

Ecco alcuni dei suoi commenti apparsi sul suo profilo Facebook:

“Lui (i.e. #Andy Rocchelli) è stato freelancer, ossia il giornalista indipendente, che vendeva i suoi reportage a chi pagava di più”.

“Per i procuratori (questo caso) rappresenta la fine della loro carriera. Loro se ne rendono e hanno paura. Loro (gli inquirenti italiani) pensavano di aver acchiappato un soldatino scalzacane per riconoscerlo colpevole alla chetichella. Invece lo Stato si è sollevato in difesa del proprio cittadino. Il fatto stesso che io sono arrivato (in Italia) volontariamente li ha scioccati. Loro, avendo in mano la persona che prendeva le decisioni, degrignavano i denti. Non potevano arrestarmi in mancanza della decisione del tribunale, ma hanno bloccato la mia partenza per l’Ucraina”.

In un’intervista all’agenzia giornalistica ucraina Centernews, il deputato Andriy Antonisciuk si è spinto oltre, dichiarando letteralmente “Alla Procura italiana non importa il corso delle indagini, è interessata a far condannare Markiv, riconoscendolo colpevole. Gli italiani sono ostili verso di noi, non svolgono le indagini, ma vogliono indicare il colpevole sul caso di Rocchelli. Il colpevole per loro è combattente della Guardia Nazionale Vitaliy Markiv. Loro non possono riconoscere colpevoli i terroristi (i.e. miliziani indipendentisti filo-russi) perché non possono assicurarli alla giustizia. Invece condannando il militare della Guardia nazionale possono querelare lo stato dell’Ucraina, chiedendo il risarcimento dei danni, calcolandoli come pare a loro, mentre questo caso sarà sfruttato d un paese terzo”.

Perché l’Ucraina insiste a considerare Vitaliy Markiv cittadino ucraino?

Articolo 19 della Legge sulla cittadinanza dell’Ucraina stabilisce che l’acquisizione volontaria da parte del cittadino ucraino della cittadinanza di uno stato straniero al momento del compimento della maggiore età comporta la perdita della cittadinanza ucraina. Uno dei casi recenti più eclatanti è il procedimento penale a carico del direttore del fisco (Servizio di riscossione ucraino – GFS) Roman Nasirov, destituito dal suo incarico in seguito della rivelazione di avere, oltre a quella ucraina, anche la cittadinanza britannica. Vitaliy Markiv, avendo acquisito la cittadinanza italiana, volontariamente e al compimento della maggiore età, in base alla legge ucraina sulla cittadinanza, non può più essere considerato cittadino ucraino. Anche se, ipotizzando di aver nascosto alle autorità competenti ucraine l’acquisizione e il possesso della cittadinanza italiana, una volta il fatto rivelato dagli inquirenti italiani, il consolato ucraino dovrebbe dichiarare decaduta la cittadinanza ucraina. Invece succede l’esatto contrario: il consolato ucraino insiste che Markiv è cittadino ucraino e non quello italiano. Per questo c’è un preciso motivo: tirarlo fuori dalla prigione, evitare il processo in Italia, l’espatrio in Ucraina e il proscioglimento in base alla legislazione nazionale.

Difatti, un cittadino italiano che va a combattere all’estero, è considerato un “foreign fighter” che già comporta una pesante condanna. Seppoi si aggiunge a sangue freddo il pluriomicidio dei civili disarmati, tra cui un connazionale, cittadino italiano, si va verso la condanna all’ergastolo. Un caso simile è ora all’esame degli inquirenti in Austria, dove un cittadino austriaco rischia una condanna a vita per aver partecipato nelle file dei paramilitari paramilitari filo-governativi ucraini nel Donbass. L’austriaco arrestato è sospettato di aver commesso crimini di guerra nell’est dell’Ucraina.

Una curiosità: secondo “Il Fatto Quotidiano”, Vitaliy Markiv, prima di partire per combattere in Ucraina, avrebbe tentato, senza riuscirci, ad arruolarsi nell’Esercito Italiano.