Secondo il quotidiano francese «Le Figaro», la #turchia rappresenta la più grande prigione del mondo per i #giornalisti. Dopo l’arresto del 26 luglio scorso del giornalista francese Loup Bureau da parte delle autorità turche, «Le Figaro» identifica la Turchia come il Paese dove la libertà di stampa è stata minata ancora di più dopo il fallito colpo di stato contro Recep Tayyip #Erdogan, che successe a luglio del 2016, dove persero la vita 290 persone e rimasero ferite altre 1440. Secondo le prime informazioni il giornalista francese arrestato è stato rinchiuso in una prigione nel sud-est del paese è le autorità turche sospettano che sia di aiuto ad un’organizzazione terroristica.

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In una dichiarazione congiunta i sindacati dei giornalisti hanno dichiarato che i leader turchi ed il presidente Erdogan aborriscono i giornalisti stranieri che si rivelano molto curiosi sulla situazione nel paese.

La Turchia si trova al 155° posto

Nella classifica sulla libertà di stampa per l’anno 2017 la Turchia occupa il 155° posto tra i 180 paesi in tutto il mondo, dopo la Russia che occupa il 148° posto. Secondo Nils Muižnieks, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, dove fa parte anche la Turchia, dopo la sua visita nel paese nel febbraio di quest’anno, ha esposto un rapporto molto allarmante che riguarda la questione della libertà di stampa, identificando come molto pericolosa la strada intrapresa dalla Turchia.

Quasi 150 giornalisti sono stati imprigionati e altri 150 sono scappati dalla Turchia

I media internazionali parlano di quasi 150 giornalisti detenuti nelle prigioni turche, tra cui anche giornalisti stranieri, come il giornalista turco-tedesco Deniz Yücel ed il giornalista francese Loup Bureau.

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Alcuni dati rivelano che nel 2016 in tutto il mondo sono stati incarcerati 348 giornalisti e blogger, e che gli arresti in Turchia rappresentano più o meno la metà del totale di questa cifra. Mentre altri 150 giornalisti sono stati costretti a lasciare la Turchia, com’è il caso di Can Dündar, l’ex direttore del giornale kemalista Cumhuriyet. Dündar, esiliato poi in Germania, fu arrestato nel 2016 per aver rivelato delle informazioni segrete che riguardavano alcune spedizioni di armi da parte del governo turco verso gruppi jihadisti in Siria. Oggi, decine di giornalisti turchi non possono lasciare il paese poiché i loro passaporti sono stati ritirati dalle autorità. Il governo turco non ha risparmiato anche la censura di internet e delle reti sociali. Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, parla di più di 110.000 siti web vietati da Erdogan, sottolineando il fatto che le autorità turche tengono il record per la chiusura delle applicazioni come Facebook e Twitter. Muižnieks lo ritiene come molto grave questa censura poiché le reti sociali rappresentano l'unica speranza per la popolazione per l'apprendimento delle informazioni, dopo aver perso la fiducia nei media tradizionali.