Al termine dell’incontro con i rappresentanti del ministero dell’Interno, avvenuto ieri 31 luglio, solo 2 delle 15 #ong operanti nel Mediterraneo in funzione di salvataggio dei migranti hanno accettato il Codice di comportamento proposto dal titolare del Viminale, Marco #minniti, e firmato il relativo documento. Si tratta delle Organizzazioni non governative Save the Children e Moas. Delle rimanenti altre, solo la spagnola Proactiva Open Arms ha annunciato con un comunicato l’intenzione di sottoscrivere l’accordo. Un No deciso al Codice Minniti è arrivato, invece, dalle Ong Jugend Rettet, Sea Eye, Sea Watch, Sos Mediterranee e, soprattutto, dalla più grande e conosciuta di tutte: #Medici Senza Frontiere.

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Oggi, intervistato dal Fatto Quotidiano, il capo missione per i salvataggi in mare di Msf, Tommaso Fabbri, ribadisce la decisione presa dalla sua Ong e sfida il governo: “Continueremo esattamente come prima”.

L’intervista di Tommaso Fabbri: ‘Niente armi sulle nostre navi’

Intervistato da Giampiero Calapà per il Fatto Quotidiano, Tommaso Fabbri, capo missione di Medici senza frontiere in Italia e nel Mar Mediterraneo, chiarisce subito l’aspetto fondamentale che ha portato l’Ong a rifiutarsi di firmare il Codice di comportamento proposto/imposto dal Viminale. Si tratta dell’obbligo di ospitare agenti armati italiani a bordo delle proprie navi. Fabbri spiega che accettare quella imposizione avrebbe rappresentato un “problema enorme”, perché Msf opera in 70 paesi del mondo e, ovunque, sia eserciti regolari che “milizie ribelli”, accettano di non imbracciare armi all’interno degli ospedali e dei punti di soccorso della sua Ong.

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La spiegazione basata sulla teoria del ‘precedente pericoloso’ non convince però, tra gli altri, lo scrittore Mauro Corona (salito recentemente agli onori delle cronache per la sua reazione rabbiosa contro i vandali che gli hanno distrutto casa) il quale, ospite della trasmissione In Onda su La7, la considera solo una scusa per opporsi ai giusti controlli voluti da Minniti.

No al divieto di trasbordo

L’altro punto cruciale che ha convinto Msf a non sottoscrivere il Codice è il divieto di trasbordo dei migranti da una imbarcazione all’altra perché, spiega Fabbri, potrebbero essere messe a rischio le operazioni di salvataggio. Le navi interessate, infatti, sarebbero costrette a puntare sul porto più vicino “senza aver prima verificato la consistenza del naufragio”. C’è poi la questione dell’accordo firmato tra Italia e Libia (quella rappresentata a Tripoli dal governo Serraj) che dovrebbe consentire l’accesso di navi italiane in acque libiche. Un “sistema” basato sulla forza militare a cui Medici senza frontiere non vuole essere associata.

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Dunque, Fabbri se ne infischia delle possibili sanzioni comminate (porti chiusi?) e della minaccia del Viminale di porre “fuori dal sistema organizzato del salvataggio in mare” quelle Ong che si sono rifiutate di firmare. “Continueremo esattamente come prima, collaborando con Guardia costiera e Capitaneria di porto”, afferma on aria di sfida.