E' abbastanza singolare l'atteggiamento tenuto dai grillini in questa fase, sopratutto nelle trattative per l'elezione dei presidenti delle camere. Si alternano tra apertura e chiusura, tra pretese e respingimenti. L'accordo con il centrodestra che fino a questa mattina appariva granitico rischia di vacillare a causa dell'atteggiamento capriccioso dei pentastellati e dalla conseguente apertura del Pd alle altre forze politiche.

M5s, da forza "ribellista" a partito moderato

Il M5s nasce come una forza "ribellista", un movimento pronto a contrapporsi in toto a tutto ciò che rappresenta il sistema.

La loro forza naturale sta proprio in queste sue caratteristiche di progetto "populista", a cui però qualcuno sta cercando di imprimere una svolta. Questa trasformazione del movimento da forza "ribellista" a partito moderato prosegue ormai da diversi mesi, e inizia a dare i suoi primi frutti, scarsi e inconsistenti. L'approdo al governo è sempre più vicino e per i grillini non è il momento di commettere errori, errori che rischierebbero di bruciare Luigi Di Maio, il leader che sta cercando di imprimere questa svolta "moderata". Nei giorni caotici delle trattative con il centrodestra a trazione leghista arriva una svolta inaspettata: berlusconi apre al M5s e li mette davanti a un bivio. Probabile che la mossa dell'ex cav sia esclusivamente strategia per tentare di placare l'inarrestabile Salvini che con il suo atteggiamento rischiava di mettere nell'angolo il leader di Forza Italia.

Così l'ex premier riesce a tornare praticamente centrale, e il governo ora passa anche da lui. La base grillina "insorge" all'idea di un accordo di governo con il "caimano". Anche diversi parlamentari dell'ala ortodossa storcono il naso: Paola Taverna inseguita dalle telecamere prova a rispondere seccamente: "tutta la vita no a Berlusconi".

Eppure, la rinsaldata alleanza di centrodestra mette il M5s davanti a un bivio: rilanciare l'anima movimentata o far prevalere definitivamente quella di governo. Se si vuole arrivare a Palazzo Chigi sembra obbligata la virata verso la seconda direzione, questo perchè difficilmente Salvini romperebbe l'asse con Berlusconi. Il leader del carroccio ha ben capito che tenere unito il centrodestra è indispensabile anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, almeno per ora.

Per il presidente Mattarella non sarà facile risolvere il rebus per la formazione di una maggioranza di governo. Il puzzle sembra comporsi nel solco dell’unità della coalizione di centrodestra, vero “vincitore” di queste elezioni. E il M5s si trova davanti a un bivio: far prevalere l'anima movimentista o quella di governo?