Due detenuti si sono impiccati, utilizzando un lenzuolo a mo' di cappio a Regina Coeli in meno di 24 ore l'uno dall'altro. Tutti e due erano in isolamento, nel Settimo braccio. Ludovico Caiazza, napoletano 32 anni, presunto killer di Giancarlo Nocchia, il gioielliere rapinato e ucciso il 15 luglio brutalmente nel suo laboratorio orafo di via dei Gracchi a Prati.

Ed Eduard Theodor Brehuescu, rumeno, diciottenne, accusato di aver ammazzato a sassate, insieme ad un amico 21enne, ad aprile, Mario Pegoretti, il famoso truccatore delle star, un metro e ottanta di uomo, trovato senza scarpe, senza pantaloni, senza soldi, senza orologio e senza vita a Pineta Sacchetti.

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Si tratta del 23° e 24° detenuto che si suicidano dall'inizio dell'anno fino ad ora.

L'omicidio di Giancarlo Nocchia

Il 15 luglio, Giancarlo, l'artigiano orafo ben voluto a Prati, era nella sua bottega dedito come sempre a creare i suoi gioielli, quando Caiazza, occhiali al naso, è entrato nel negozio con una parrucca, fingendosi un cliente. Il 70enne ha aperto la porta, il tossico è entrato e lo ha spinto. Il gioielliere ha reagito, ma Caiazza lo ha colpito violentemente e ripetutamente alla testa, con un oggetto contundente, ha svaligiato la gioielleria ed è fuggito via lasciando il laboratorio a soqquadro, impronte e tracce dappertutto.

I carabinieri, dopo 4 giorni di ricerche, l'hanno preso su un treno mentre tornava a #Roma. Aveva ancora con sé due pistole e la refurtiva della rapina.

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Alla psicologa del carcere è apparso "agitato e preoccupato". "Non volevo ucciderlo, non pensavo che quella coltellata avesse potuto ammazzarlo", le ha ripetuto disperato. E poche ore dopo, nel tempo dei 15 minuti intercorsi fra un controllo della e l'altro, annodato un cappio con le lenzuola, l'ha attaccato alle sbarre della cella e si è tolto la vita.

Nello stesso giorno del funerale del gioielliere ucciso, Caiazza, che aveva precedenti per rapina, reati per droga e anche un'accusa di violenza sessuale da cui fu assolto, avrebbe dovuto essere ascoltato dal Gip. Adesso i magistrati e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, stanno ricostruendo il suicidio, gli orari e le circostanze, per verificare se ci siano state omissioni da parte dei vigilanti.

Il killer di Mario Pegoretti

Anche perché, a distanza di meno di 24 ore, si è ucciso nello stesso reparto, allo stesso modo, forse per emulazione, Brehuescu, diciotto anni suonati, un fiume in piena e nessuno scrupolo.

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"Mica sono pentito di quello che abbiamo fatto" avrebbe detto al suo complice, a proposito dell'omicidio di Mario Pegoretti.

Ed è scoppiata la polemica sulla gestione dei detenuti. "Routine - ha commentato Angiolo Marroni, l'ex garante dei Detenuti del Lazio, -. Teniamo conto che la polizia penitenziaria è ovunque sotto organico". A rincarare la dose è la Cgil che parla di un meno di 250 unità. "Ciò che è accaduto è drammatico - si legge in una nota della Cgil - ma l'intero sistema di gestione della mobilità del personale va rivisto: servono poliziotti nelle carceri, maggiore trasparenza, attenzione e investimenti adeguati". #Cronaca Roma