Sotto l’amministrazione di Rutelli, nel 1995 fu avviato un programma denominato “Punti verde qualità” per risanare e creare nelle periferie della capitale degli spazi per attività sportive e ludiche. Per trentatré anni i privati avrebbero avuto in concessione delle aree pubbliche dove realizzare piscine, campi sportivi, giardini con attrezzature, chioschetti per il caffè, panchine e tanto altro, in cambio di attività a pagamento. Purtroppo nel giro di vent’anni il progetto è sprofondato in una voragine piena di debiti. Dalla relazione choc dell’Ufficio di scopo è emerso un debito da bancarotta che grava sulle casse pubbliche di ben 550 milioni di euro e, in cambio, i cittadini hanno avuto solamente il degrado assoluto.

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Il buco nero dei "Punti verde qualità"

"Punti verde qualità" è un altro programma rovinoso che grava sulle casse del Comune di Roma e dei cittadini, che si riassume in progetti varati all'epoca e dei quali l'ottanta per cento non è stato portato a termine: le opere incompiute sono in completo abbandono e vanno ad accentuare il degrado nel quale versano le periferie romane. Mala amministrazione da parte di diverse bandiere politiche, irregolarità, corruzione, truffa, illeciti amministrativi, finanziamenti da parte delle banche a garanzia del Comune di Roma che si sono rivelati ben al di sopra di quelle che erano le effettive necessità. Ad oggi questo enorme buco nero, che dovrebbe essere l'ultimo scandalo della chiacchierata capitale italiana, ha generato arresti, indagati, indagini e con la relazione dell'Ufficio di scopo è emerso che vi è "la sussistenza di diffusi illeciti amministrativi e penali nella gestione del rapporto concessorio.

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La mancanza di procedure a ribasso d’asta, assenza di collaudi tecnici in corso d’opera e alla consegna delle strutture".  Nel corso di almeno tre amministrazioni comunali sono state adottate procedure quasi del tutto irregolari e incompatibili con le discipline che regolamentano i contratti pubblici.

Anac chiede la chiusura dei PvQ

In seguito alla relazione dello scorso febbraio 2016 dell'Ufficio di scopo, l'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), nella persona di Raffaele Cantone, ha chiesto la chiusura dei PvQ e la riassegnazione con bandi e gare regolari. A farne le spese saranno anche le poche strutture che avevano dato vita ai progetti in modo regolare. Per il capo dell’Ufficio di Scopo Giovanni Serra è stato un duro colpo: cercava di sciogliere l’ingarbugliata matassa dei PvQ da oltre tre anni. Per non gravare ulteriormente su quelli che sono interessi pubblici si valuterà di analizzare caso per caso, anche se Catone è stato irremovibile. Comunque nell'eventualità si avviasse l'analisi dei Punti verde qualità "regolari" ci sarebbe un commissariamento da parte nell'ANAC. #Cronaca Roma