A pochi giorni dalle elezioni del 5 giugno i sondaggi concordano che si andrà al ballottaggio perché le preferenze dei romani sono spalmate principalmente su quattro o cinque candidati. I temi ricorrenti sono la legalità e la trasparenza dell'amministrazione, ma pochi hanno realmente prodotto un programma chiaro e definito su come vorrebbero intervenire per migliorare la situazione attuale della Capitale.

1500 candidati

Eppure ci si sarebbe aspettato il contrario visto che i candidati delle 34 liste che troveremo nella scheda elettorale sono in tutto 1519, 878 uomini e 641 donne. Non solo, sono presenti anche i rappresentanti dei 90 mila rumeni che vivono a Roma, dei 40 mila filippini, dei 30 mila originari del Bangladesh e dei 15 mila cinesi che avrebbero potuto portare anche delle idee nuove nella gestione comunale. La sensazione è che si partecipi tanto per verificare il consenso politico di ciascuno schieramento e che non ci sia determinazione a conquistare il Campidoglio.

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Possiamo immaginare tutti quanto può essere scomoda la poltrona del Sindaco di Roma in questo momento ed è comprensibile che si pensi addirittura a un mandato a tempo determinato per arrivare alla elezione di un nuovo sindaco nell'arco di pochi mesi.

I programmi

In realtà indicazioni di massima sono state espresse da tutti i partiti parlando di tutela della famiglia al primo posto o della costituzione di un Senato formato da esponenti della società civile, di chiusura o di superamento dei campi rom a una rivoluzione cristiana, di Spartaco con la rivolta degli schiavi alla strenua difesa dalle pressioni di Equitalia. I più organizzati hanno indicato come ha fatto Giachetti solo 10 piccole grandi cose, come traffico e bilancio, o come la Meloni con il tema sicurezza e una holding di controllo sulle attività delle municipalizzate o ancora, e forse il piano più dettagliato e comprensibile, con una rivalutazione del personale interno del comune proposta da Mustillo, ispirata ai sindaci Argan e Petroselli.

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L'esempio del Sindaco Ernesto Nathan

Se proprio però c'è bisogno di ispirazione non può essere dimenticato il primo Sindaco di Roma eletto dai romani: Ernesto Nathan. Nato a Londra, parente di Mazzini e maestro massone, aprì oltre cento asili comunali, con tanto di mensa, e mise a posto il bilancio della neonata Capitale togliendo tante spese inutili. L'intervento che ancora resta nella memoria è quello dell'abolizione del mantenimento dei felini a protezione delle biblioteche e degli archivi comunali tanto che ancora oggi si dice comunemente che Non c'è trippa per gatti. Forse rileggere un pochino di storia recente non farebbe male ai nostri candidati sindaci. #Politica Roma #Cronaca Roma #Elezioni Amministrative