Un 27enne membro della famiglia Casamonica è morto mentre tentava di dare alle fiamme la villa di un altro componente del clan, il cui figlio si sarebbe concesso una fuga romantica con una familiare del piromane. Il fatto è accaduto nei pressi di Ciampino. L'uomo ha raggiunto la villa portando con sé alcune taniche di benzina per dare fuoco all'abitazione, i cui proprietari in quel momento si trovavano fuori: ma qualcosa evidentemente non è andato secondo i piani dell'uomo, che è stato trovato carbonizzato.

La famiglia Casamonica ancora sotto i riflettori

A poco meno di un anno dai funerali in stile padrino riservati a Vittorio, capostipite e rispettatissimo boss del Clan, con tanto di elicottero che sorvolò la chiesa lasciando cadere dal cielo petali di rose e le conseguenti polemiche di livello nazionale, la famiglia Casamonica, molti membri della quale sono finiti nei guai per usura, estorsioni e altri episodi criminali, torna al centro delle cronache romane.

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Alla base di tutto ci sarebbe una "questione d'onore": secondo quanto riportato dai media il figlio del proprietario della villa distrutta sarebbe uscito con la sorella del 27enne rimasto vittima dell'esplosione. A chiamare i soccorsi è stato il proprietario della villa, allertato da un moderno sistema di allarme con tanto di videosorveglianza tramite smartphone. L'esplosione provocata dalle taniche di benzina è stata tale da aver distrutto completamente i locali del pianterreno, danneggiando e rendendo inagibili anche le pareti del piano superiore. L'uomo è stato trovato cadavere in giardino.

Il clan Casamonica tra lussi e criminalità

Alcuni membri della famiglia Casamonica sono rimasti coinvolti anche nelle indagini sul caso Mafia Capitale, ma i componenti del clan che hanno avuto problemi con la giustizia sono più numerosi.

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Famiglia di origini nomadi, una parte dei membri della vasta famiglia per decenni ha esercitato attività criminali come usura, estorsioni, minacce e pestaggi, controllando i racket in interi quartieri della capitale, anche grazie all'omertà delle vittime spaventate dalla violenza del clan.

Per decenni numerosi soprusi sono avvenuti nell'ombra, senza che nessuno denunciasse, fino a quando un artigiano iraniano tre anni fa ha avuto il coraggio di denunciare l'estorsione e le percosse subite da un esponente del clan che gli aveva fatto eseguire dei lavori e poi pretendeva di non pagarli, dando vita ad un procedimento giudiziario. Pur indeboliti dalle inchieste della magistratura, arresti e sequestri, il clan è ritenuto ancora molto potente e influente. #Roma