"Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura" è stata esposta al Maxxi di Roma, con l'intento di mostrare visivamente le torture a cui vengono sottoposti i carcerati siriani, spesso arrestati per motivazioni politiche. In #Siria, i Giulio Regeni sono diventati la normalità, migliaia di persone scompaiono per poi essere ritrovate morte, con evidenti segni di violenze prolungate. #Caesar, un ex colonnello del dipartimento di medicina legale di Damasco, ha fotografato i corpi dei prigionieri e ha poi raccolto anche i scatti dei suoi colleghi, lasciando una testimonianza visiva e terribile a chi reputava infondate le accuse al regime di #Assad.

Pubblicità
Pubblicità

Le foto e i documenti che le accompagnano mostrano un utilizzo ricorrente a sistemi di tortura come mutilazioni genitali, percosse e strangolamento, rimozione dei bulbi oculari, bruciature e fori provocati da oggetti appuntiti come trapani. Tutti i prigionieri presentano inoltre gravi segni di malnutrizione e disidratazione, una delle tecniche più diffuse di sfiancamento del fisico, utilizzate in Siria. Tutto il processo dall'arresto, alle violenze, alla morte dei carcerati viene documentato con precisione dal regime (ecco la motivazione per cui Caesar ne è venuto in possesso), questo per evitare che i soldati a guardia delle celle, concedano libertà e fuga in cambio di somme di denaro. 

A partire dalle immagini diffuse da Caesar nel 2014, ritenute legittime, la comunità internazionale ha iniziato a svolgere indagini e inchieste sul regime politico siriano.

Pubblicità

Secondo il rapporto di Amnesty International dal 2011 al 2015 sono più di 17 mila le persone uccise sotto tortura in carcere, mentre circa 65 mila persone sono state arrestate per ragioni politiche. Tutte le stime effettuate sono al ribasso, le famiglie dei prigionieri hanno talmente paura di ritorsioni e nuovi arresti che, in molti casi, non richiedono indietro neanche i corpi dei loro cari. 

Inizialmente Assad aveva cercato di smentire le accuse [VIDEO] rivolte a lui e al suo governo, accusando gli oppositori politici di creare false prove contro la sua persona per portare instabilità e anarchia in Siria. Dopo le foto di Caesar, il presidente è stato costretto a rivedere le sue posizioni, ammettendo in un'intervista la messa in atto di sistemi di tortura contro i prigionieri, ad opera però di apparati militari deviati, fuori dal controllo governativo. Fu però lo stesso Assad, nel 2008, a sancire, per decreto, l'immunità per le forze dell'ordine durante lo svolgimento del loro lavoro.