Nel rischio di infarto del miocardio, il divario tra uomini e donne è permanente. Valutato in tre fasce di età, 35-54, 55-74 e 75-94, la differenza del rischio infarto tra i due sessi si riduce progressivamente ma non si annulla. Non sono ben note le cause ma l’effetto protettivo che le donne hanno in età fertile si dovrebbe annullare nella fase post menopausa. Questo studio invece ha dimostrato che il divario di genere permane a qualsiasi età.

Dalla Lapponia una indagine sul rischio infarto

Siamo a Tromsø, una città di oltre 70mila abitanti situata nella zona settentrionale della Norvegia, spesso impropriamente considerata la capitale della Lapponia.

Nell’Università di questa città un gruppo di ricercatori ha effettuato uno studio prospettico su un campione rappresentativo di cittadini, 33.997 (51% donne) di età compresa tra 35 e 102 anni. Sono stati valutati i tassi di incidenza assoluta e di incidenza relativa, per sottogruppi, per il rischio infarto del miocardio.

I dati, raccolti fino a novembre 2015, sono stati elaborati tenendo conto del sesso, età, livelli di lipidi, pressione sanguigna, stile di vita e se i soggetti soffrivano di diabete. I risultati sono stati pubblicati questi giorni da G. Albrektsen e collaboratori, sulla rivista JAMA Internal Medicine.

Nel periodo in esame (1979-2012) 2.793 individui (886 donne) hanno ricevuto una diagnosi di infarto miocardico.

In tutte le fasce di età le donne hanno sempre avuto un tasso di incidenza di infarto inferiore a quello degli uomini. Il rapporto era 2,72 ovvero per ogni donna con infarto ce n’erano 2,7 uomini.

I fattori di rischio prevalenti sono stati i livelli ematici di lipoproteine e colesterolo, il cui impatto è stato ben superiore a quello di genere.

Altri fattori determinanti sono stati pressione diastolica e fumo di sigaretta. Gli uomini sono risultati sempre a maggior rischio anche se il gap con l’altro sesso si riduceva con l’età: 3,64 nella fascia 35-54; 2,00 nella fascia 55-74; e 1,66 nella fascia 75-94 anni. E’ del tutto evidente comunque che la differenze di genere si riduce dopo la menopausa, quando la donna non ha più l’effetto protettivo degli ormoni.

I nemici del cuore: glicemia alta e colesterolo

L’iperglicemia viene subito associata giustamente al diabete. Ma un eccesso di glucosio nel sangue rappresenta un fattore di rischio infarto del miocardio molto importante. Infatti è stato osservato che chi soffre di iperglicemia ha la stessa probabilità di chi ha avuto un precedente attacco di cuore, di avere un infarto entro 8 anni. Questo trova una spiegazione in un altro fenomeno, la correlazione della condizione di iperglicemia e di ipercolesterolemia, due fattori che spesso coesistono e che accelerano il processo di aterosclerosi.

L’iperglicemia può essere associata anche a bassi livelli di colesterolo buono (le cosiddette HDL, High Density Lipoproteins) e a modificazioni della sua struttura. Inoltre in caso di diabete è stata osservata una riduzione della capacità delle HDL di proteggere le LDL dall’ossidazione, con conseguente accelerazione del processo di aterosclerosi. Scopri di più grazie ai consigli del medici del Policlinico "A. Gemelli" nell'iniziativa Viaggio al Cuore del Problema, powered by Danacol.

Inoltre una condizione di iperglicemia favorisce la forma ossidata delle cosiddette LDL (Low Density Lipoproteins, il colesterolo “cattivo”), quella associata alle placche aterosclerotiche.

Ma la stessa condizione è associata a bassi livelli di HDL (High Density Lipoproteins, colesterolo buono) che, in caso di diabete, questa condizione riduce la capacità delle HDL di proteggere le LDL dall’ossidazione, con conseguente accelerazione del processo di aterosclerosi.

Questi dati sono concordi nell’affermare che il controllo dei livelli di glucosio ematico (glicemia) e del colesterolo, soprattutto quello “cattivo” (LDL), sono condizioni fondamentali per proteggere il nostro cuore e ridurre i rischi di infarto del miocardio.

Contrariamente alle attese, lo studio dei ricercatori norvegesi ha evidenziato un ruolo meno significativo sul rischio di infarto dovuto a pressione arteriosa sistolica, diabete, indice di massa corporea, e attività fisica.

Sono tutte condizioni assolutamente importanti per il nostro benessere e che nessuno immagina che l’ipertensione o l’attività fisica non abbiano un ruolo determinante. Soltanto che, nella comparazione di genere, questi fattori non sono risultati molto significativi sul rischio infarto.