Negli ultimi giorni oltre ad essere tornata di attualità la questione del fine vita, con le polemiche scaturite dal caso di Dj Fabo, costretto a recarsi in Svizzera per porre fine alle sue sofferenze mediante il suicidio assistito, è tornata al centro del dibattito anche la questione dell'aborto, o meglio della diffusa Obiezione di coscienza dei medici che si rifiutano di praticarlo. Ha fatto scalpore il caso di una giovane che voleva interrompere la gravidanza si è vista respingere da ben 23 ospedali in quanto i medici che praticano l'interruzione di gravidanza scarseggiano.

In molti invocano delle regole affinché il rispetto della Legge 194 sia garantito, mentre alcune settimane fa ha fatto discutere il caso del Lazio, dove è stato fatto un bando riservato solo a medici non obiettori. Ma come mai così tanti medici scelgono di non effettuare questo tipo di interventi? A difesa degli obiettori si è schierata Melania Rizzoli, che sul quotidiano "Libero" ha spiegato in cosa consiste l'operazione chirurgica, giustificando chi si rifiuta di eseguirla per questioni di coscienza.

La difesa dei medici obiettori

"Chiunque assista attraverso il monitor di un ecografo ad un intervento di interruzione di gravidanza la finirebbe di giudicare i medici obiettori, poiché questa scelta è frutto di una loro personale crisi di coscienza".

E' questa la tesi della Rizzoli, che descrive minuziosamente in cosa consiste la pratica abortiva: "di dolce morte non c'è niente nell'aborto, in quanto il corpicino del feto viene smembrato vivo".

Durante l'operazione nonostante il feto sia immaturo, si distingue in modo chiaro la sagoma di un piccolo bambino, e quando l'intervento ha inizio ed il medico introduce gli strumenti nel sacco amniotico per rimuoverlo, il feto cerca di sottrarsi al proprio destino.

Tenta di difendersi in modo evidente, mentre il cuoricino aumenta il ritmo dei battiti, divenendo tachicardico.

In cosa consiste l'operazione chirurgica di IVG

La legge italiana consente l'interruzione volontaria di gravidanza entro e non oltre i tre mesi dal concepimento. Ma abortire nelle prime settimane di gestazione non è uguale ad abortire tra il secondo ed il terzo mese, quando le dimensioni del feto sono maggiori.

Entro la settima settimana è possibile fare ricorso alla pillola abortiva Ru486, che induce farmacologicamente l'aborto con espulsione del feto dalla vagina. Dopo tale termine è necessario praticare l'operazione chirurgica, e anche questa varia in funzione dello sviluppo del feto. Quando è ancora piccolo è possibile aspirare il contenuto dell'utero (metodo Karmal) con una apposita canula, ma dopo i sessanta giorni il feto è troppo grande per essere estratto con questa tecnica, ed il medico è costretto a smembrarlo, anche attraverso delle particolari pinze.