Durante l’epidemia del virus #ebola, tutti auspicavano in un vaccino salvifico, in grado di proteggere chi si doveva recarsi nei Paesi a rischio contagio, come la Guinea, ma anche per chi in quelle zone flagellate dall’epidemia ci viveva. Nel 2015, le immagini dell’aeroporto di Pratica di Mare (Pomezia), dove sbarca in condizioni di totale isolamento, un infermiere italiano contagiato dal virus Ebola in Sierra Leone, per essere condotto allo Spallanzani di Roma, alimentarono un elevato senso di vulnerabilità collettiva. A distanza di pochi anni, alcuni #vaccini sembrano assicurare una immunizzazione quasi completa verso questo terribile virus.

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Il nuovo piano vaccinale anti-Ebola

Tra il 2014 e il 2015 l’umanità si è sentita minacciata dalla peste del nuovo millennio, l’ebola. In un paio di anni quasi 30mila infetti e oltre 11.300 vittime. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva messo in campo tutte le possibili contromisure per arginare la diffusione. Cosa che è effettivamente successo. Ma intanto si erano messe in moto cospicui investimenti in ricerca per arrivare ad avere un vaccino anti-ebola.

Lo scorso anno, su The Lancet, vennero pubblicati i risultati di un primo vaccino, rVSV –ZEBOV, sperimentato in Guinea su 120mila persone, a partire dal 2014. Secondo l’OMS questo vaccino aveva assicurato una protezione tra il 70 e il 100%.

Questi giorni, sulla prestigiosa rivista JAMA (Journal of the American Medical Association), sono stati pubblicati i risultati di un altro vaccino, anzi, più correttamente di un “piano vaccinale”. Si tratta di un programma di immunizzazione che prevede la somministrazione di due vaccini: una prima dose composta da un vettore adenovirus - tipo 26 - che codifica una glicoproteina di Ebola (Ad26.ZEBOV) seguito da un vettore virus Ankara (stessa famiglia del vaiolo) modificato - che codifica una glicoproteina derivante dalla nucleoproteina dei virus Ebola, Sudan, Marburg e Tai Forest (MVA-BN-Filo).

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Questo piano vaccinale copre il 100% dei soggetti per un periodo di almeno 8 mesi ma che può arrivare ad un anno.

Le persone coinvolte in questo studio, condotto da Rebecca Winslow e collaboratori, del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Oxford, Regno Unito, sono 87 volontari sani di Oxford, di età compresa tra i 18 e i 50 anni, suddivisi in quattro gruppi contro un gruppo placebo. Entrambi i vaccini sono stati ben tollerati ma la risposta immunitaria è stata differente. Il gruppo a cui era stato somministrato il vaccino Ad26.ZEBOV ha avuto una risposta immediata mentre i volontari trattati con MVA-BN-Filo hanno avuto un’immunità specifica e prolungata ma non immediata. La combinazione dei due vaccini, somministrati a distanza di uno-due mesi, è risultata la scelta migliore.

In attesa della commercializzazione del vaccino

Prima dello studio clinico, questi vaccini erano stati studiati su primati non umani dove, da solo, il vaccino Ad26.ZEBOV aveva dato una protezione dal contagio fino al 75%.

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Superata la fase del volontario sano, i due vaccini devono ora passare alle successive fasi cliniche, la II e la III, dove devono dimostrare la loro efficacia, prima di poter essere autorizzati per la commercializzazione.

Ebola è un virus estremamente virulento. Secondo una ricerca condotta da ricercatori statunitensi, l’epidemia di Ebola è stata scatenata da poche persone. Circa due terzi dei casi di Ebola (il 61%) sono stati causati dal 3% di persone infette. Gli appestatori non appartenevano a qualsiasi fascia di età ma erano prevalentemente giovani e anziani. Questa informazione è estremamente importante nel caso si debba contrastare una nuova epidemia perché non sarà necessario vaccinare tutta la popolazione ma solo alcune fasce, selezionate per la loro età. #salute