La regola dei cinque secondi determinerebbe il tempo entro cui un alimento caduto in terra potrebbe contaminarsi e divenire pericoloso per la nostra salute, se ingerito. Quella che potrebbe assomigliare più ad una "leggenda metropolitana" è in realtà oggetto di importanti studi scientifici a partire dal 2003: la prima ad occuparsi di tale argomento fu la ricercatrice statunitense Jillian Clarke dell'Università dell'Illinois che dimostrò che il cibo caduto in terra potesse immediatamente contaminarsi con l'Escherichia coli. Ciò le valse il premio Ig Nobel; nel 2006 un altro studio dimostrò analoghi risultati per contaminazioni da Salmonella. Negli anni tale curiosa regola dei cinque secondi ha continuato a destare l'interesse della comunità scientifica ed è di questi giorni la pubblicazione di un nuovo studio a riguardo.

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La scoperta: la regola dei cinque secondi o dei 30 minuti

Secondo un ultimo studio condotto dalla "Aston University" di Birminghan, in Inghilterra, la regola dei cinque secondi è troppo rigida e non riguarderebbe tutti i tipi di alimenti. Secondo il professor Hilton, coordinatore della ricerca che già in passato si occupò di tale argomento, (andando un po' a sfatare il mito della #regola dei 5 secondi), molto dipende dal tipo di cibo e dalla superficie su cui è caduto. Prima di tutto un'attenta osservazione dell'alimento caduto può immediatamente fornirci visivamente lo stato delle sue condizioni: ovvio che se evidentemente sporco in superficie deve essere gettato senza esitazioni.

Ma perché si parli di nuova scoperta in grado di fornire ulteriori prove per confermare o meno la regola dei cinque secondi, l'Università in questione ha organizzato degli appositi test utilizzando diverse combinazioni di tipi di alimento, distinguendolo soprattutto in relazione al livello di umidità (contenuto d'acqua) e viscosità (quanto è appiccicoso), facendolo impattare su superfici e pavimenti di diversa natura, normalmente nelle nostre case contaminati con oltre dieci milioni di batteri.

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I risultati? Per i cibi "rigidi" (biscotti, fette biscottate, frutta secca, cioccolato, etc.) la permanenza sul pavimento ben oltre i cinque secondi, fino a trenta minuti non comporta alcuna contaminazione rilevante. Altri cibi più umidi come pasta cotta, patatine fritte, ciambelle, toast imburrati invece raccolgono più microrganismi appena caduti, ma sempre in percentuali molto basse. Piastrelle e laminati sono in grado di trasferire più batteri rispetto ad un tappeto o la moquette, ma la quantità di microbi che aderiscono sui cibi rimane veramente irrisoria 0,0004% su i dieci milioni di batteri mediamente presenti un pavimento di casa, spazzato e lavato almeno una volta a settimana.

Cibo caduto per terra: la prova del toast imburrato

Uno dei test più interessanti dello studio è stato la prova del toast imburrato. Il toast venne fatto cadere su una superficie contaminata da dieci milioni di batteri: nei primi tre secondi il toast raccolse immediatamente 25-30 batteri; dopo trenta secondi non ne ha raccolti altri.

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Dunque se è vero che i rischi di contaminazioni sono sempre possibili, questi avvengono sostanzialmente appena il cibo tocca il pavimento (anche prima dei canonici 5 secondi della regola), ma comunque in percentuali che raramente possono dare reali problemi di salute. Conclude il Prof. Hilton: "Le probabilità di ammalarsi per aver mangiato qualcosa che è caduta in terra è infinitamente piccola. La scienza dimostra che è improbabile che il cibo abbia raccolto sufficienti batteri nocivi dopo pochi secondi spesi su una superficie di casa".

Ammettetelo, sarà capitato a tutti di mangiare qualcosa di caduto in terra. Quello di raccogliere e mangiare il cibo caduto in terra non sarà un gesto propriamente salutare, ma la scienza, come sempre, ci aiuta a sfatare certi miti o a confermare certi nostri dubbi, che talora sfociano in vere e proprie fobie, ed in questo caso, a quanto pare, possiamo stare tranquilli. #cibo caduto per terra #Benessere