Si è tenuto ieri alla Camera dei Deputati l’incontro dal titolo “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata. Una sfida mondiale” per discutere la questione dell’#utero in affitto. A organizzare l’evento è stata l’associazione femminista “Se non ora quando” che si è posta l’obiettivo di ufficializzare la richiesta alle Nazioni Unite di considerare definitivamente la maternità surrogata come una pratica lesiva dei diritti umani, sia per le donne che per i bambini.

"Utero in affitto come forma di schiavitù"

L’utero in affitto, secondo il ministro della Salute #Beatrice Lorenzin, è una schiavitù in una delle sue forme più crudeli.

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“Non credo ci sia qualcosa di più crudele – ha osservato la Lorenzin – che privare una madre dei propri figli o far credere a tante ragazze nel mondo occidentale che privarsi dei propri figli possa essere un dono. Credo sia l’ultimo subdolo inganno consumato sulla nostra pelle: lo trovo qualcosa di aberrante.

Italia e Francia contro l'utero in affitto

Se dalla società civile di altri Paesi europei è arrivato un segnale contrario, in Italia c’era ancora molta incertezza tra numerose associazioni soprattutto di femministe, gay e lesbiche. In Francia, ad esempio, lo scorso febbraio si è svolta l’Assise per l’abolizione universale della maternità surrogata organizzata proprio da sigle come il Collettivo #diritti delle donne, presieduto da Maya Surduts e Nora Tenenbaum, dal Coordinamento lesbiche francese, guidato da Jocelyne Fildard e Catherine Morin Le Sech e dal Collettivo per il rispetto delle persone.

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Ora, dunque, tocca all’Italia: secondo Francesca Izzo, presidente di “Se non ora quando”, l’utero in affitto frammenta il “processo unitario in tante parti: gli ovociti; la gravidanza; il bambino”, rendendo i protagonisti dei soggetti diversi. In questo modo, la maternità, che le femministe volevano elevare a una scelta, a una dignità pienamente umana, “viene ridotta a un processo meccanico, scomposto, per cui una donna diventa un forno per fare bambini, dove si mette un ovocita in un’altra persona con lo scopo di farlo maturare: un processo, dunque, che nega in radice l’idea stessa di dignità della maternità”.

Utero in affitto e adozioni gay

Ma parlare di utero in affitto, inevitabilmente chiama in causa la fecondazione eterologa che rende possibile le adozioni gay: su questo tema è intervenuta Cristina Gramolini, presidente di Arcilesbica di Milano, secondo cui il bando internazionale potrebbe non bastare: “Firmo convintamente l’appello all’Onu, ma siamo in Parlamento e attualmente i limiti posto dalla legge 40 non sono sufficienti”. Servono politiche dissuasive, per la Gramolini, che invoca sanzioni amministrative per quelle coppie che tornano dall’estero con un figlio.